Leonardo Caffo licenziato dall’Università dopo la condanna per maltrattamenti, pronto a ricorrere

Lo scorso dicembre, un importante capitolo della vita di Leonardo Caffo si è concluso con la chiusura del suo iter giudiziario legato alla condanna per maltrattamenti verso l’ex compagna Carola Provenzano. Il filosofo, 37 anni, ha preso atto delle proprie responsabilità, rinunciando all’appello e ottenendo la sospensione della pena in cambio dell’impegno a intraprendere un programma di recupero per uomini maltrattanti. Tuttavia, le ripercussioni della sua condotta non si sono fatte attendere, portando al suo licenziamento dall’Università di Milano.

La carriera accademica e professionale di Leonardo Caffo

Dopo aver completato gli studi universitari e il dottorato in Filosofia, Leonardo Caffo ha avviato una carriera come divulgatore e scrittore, abbinando il suo lavoro con l’insegnamento. Tra il 2017 e il 2020, ha ricoperto il ruolo di docente di Ontologia della progettazione presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. In seguito, ha ottenuto un incarico stabile come Professore di Estetica dei Media alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, dove ha proseguito la sua attività accademica fino alla notizia del suo licenziamento.

Il sostegno e la contestazione di Caffo

Il 26 febbraio, Caffo ha ricevuto la comunicazione ufficiale del suo licenziamento, una notizia che ha destato in lui stupore e amarezza. Intervistato da fonti giornalistiche, ha espresso il suo rifiuto alle accuse e ha criticato il modo in cui i media hanno trattato la vicenda. Ha definito il provvedimento dell’università come sproporzionato e contrario ai principi della Costituzione, sottolineando che la punizione dovrebbe essere orientata alla rieducazione piuttosto che alla vendetta.

Le sue parole evidenziano il dilemma di un sistema educativo che sembra preferire l’emarginazione piuttosto che offrire opportunità di reinserimento. Caffo ha sottolineato come, invece di aprire spazi per chi desidera redimersi, si pratico una sorta di gogna mediatica che ostacola il progresso personale e sociale.

Il caso giudiziario e le sue conseguenze

Nel luglio 2022, la situazione di Caffo era già critica, quando la sua ex compagna Carola Provenzano lo denunciò per maltrattamenti. Nel 2024, è stato dichiarato colpevole in primo grado e condannato a quattro anni di carcere, oltre al risarcimento di 45mila euro e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Successivamente, Caffo ha ottenuto la possibilità di partecipare a un percorso psico-educativo, che ha portato alla sospensione della pena e alla revoca della parte civile della ex compagna, un passo significativo nel tentativo di rimediare ai propri errori.

Il suo messaggio finale indica un desiderio di riconciliarsi con il passato e di trovare un modo per contribuire nuovamente alla società, insistendo sulla necessità di garantire a tutti la possibilità di riflessione e crescita.

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