The Black Demon, recensione del film sugli squali in onda su Rai4

Una famiglia in pericolo sulle coste messicane

Una famiglia americana si trova in una situazione di grave minaccia a causa di un enorme squalo che attacca una piattaforma petrolifera al largo delle coste del Messico. Questo scenario drammatico prende vita in un film che si propone di esplorare il legame tra la natura e le azioni umane, portando lo spettatore in un viaggio intenso attraverso il terrore e l’eco-giustizia.

Paul Sturges, ispettore di sicurezza di una compagnia petrolifera, decide di unire lavoro e famiglia, portando con sé la moglie INES e i due figli AUDREY e TOMMY. La destinazione è BAHÍA NEGRA, una cittadina costiera che dovrebbe essere una meta turistica attraente, ma che appare invece come una sorta di città fantasma, caratterizzata da un’atmosfera di abbandono e pochi abitanti.

Il mistero de “El Demonio Negro”

Nel racconto, i residenti locali temono una creatura marina leggendaria conosciuta come “El Demonio Negro”, descritta come un mostro di dimensioni colossali. Secondo la tradizione, questa entità sarebbe stata evocata dal dio azteco TlāLOC per punire coloro che hanno offeso le acque sacre. Nonostante gli avvertimenti della popolazione, Paul ignora la minaccia e si dirige verso la piattaforma petrolifera per svolgere il suo incarico, ma presto si trova faccia a faccia con un megalodonte gigantesco, mettendo a rischio la vita dei suoi cari.

Il genere degli shark-movie continua a prosperare, con un numero crescente di produzioni che inondano il mercato, spesso caratterizzate da approcci imbarazzanti e assurdi. “THE BLACK DEMON”, diretto da ADRIAN GRÜNBERG, si inserisce in questa corrente cercando di mescolare il classico tema di sopravvivenza marina con elementi del folklore mesoamericano, trasformando il predatore in una manifestazione soprannaturale e vendicativa.

Un mix di folklore e critica sociale

Il film si presenta come un’opera ambiziosa, cercando di affrontare temi ecologici mentre esplora la vendetta del mare nei confronti dell’umanità. Lo script sottolinea come la piattaforma di Paul sia responsabile dell’inquinamento che ha decimato l’economia locale, con spiagge sommerse dai rifiuti e una fauna marina in grave crisi. Tuttavia, il trattamento di questi argomenti risulta spesso caricaturale, simile a quello delle peggiori produzioni a basso budget.

La gestione dei limiti di bilancio è evidente, specialmente nella rappresentazione della creatura. L’enormità del megalodonte, simbolo di paura preistorica, è poco presente sullo schermo, con sequenze d’attacco limitate e un finale che richiama film del passato senza riuscire a mantenere alta la tensione. Questo porta a una percezione di mancanza di adrenalina durante la visione del film, rendendolo un’esperienza cinematografica poco coinvolgente.

Un equilibrio instabile tra dramma e horror

In quanto thriller di sopravvivenza, “THE BLACK DEMON” risulta lento e privo di momenti di reale suspense, intrappolato in dinamiche narrative archetipiche. Come dramma familiare, si presenta come una storia prevedibile, con conflitti coniugali e momenti di riconciliazione che seguono schemi standardizzati. Anche quando tenta di esprimere momenti di paura e tensione, il film lascia l’impressione di essere timido, limitato dai vincoli di produzione e dalla mancanza di idee originali.

Il regista ADRIAN GRÜNBERG dimostra competenza tecnica, ma il film si perde nel tentativo di essere qualcosa che non è: un b-movie che rielabora un tema abusato senza apportare innovazioni significative. Le dinamiche familiari e i rimandi al folklore locale appaiono come superficialità in un contesto di vendetta ambientale, mentre la presenza del megalodonte rimane troppo infrequente per generare un vero senso di paura e urgenza nei protagonisti.

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