Il dibattito attorno al caso della famiglia nel bosco continua a suscitare grande attenzione, coinvolgendo anche personalità di spicco. Le questioni relative alla tutela dei minori e la valutazione dell’idoneità genitoriale si intrecciano in una vicenda complessa e delicata. Recentemente, Susanna Tamaro ha espresso senza mezzi termini la sua opinione sulle ingerenze psichiatriche in questa situazione, sollevando interrogativi fondamentali su come la società gestisca tali temi.
Le dichiarazioni di Susanna Tamaro sulla psichiatrizzazione
Susanna Tamaro ha preso una posizione forte in merito al ruolo delle autorità psichiatriche nella gestione del caso dei coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. La scrittrice triestina ha utilizzato un articolo pubblicato sul Corriere della Sera per criticare l’approccio adottato, sostenendo che la famiglia è stata “sequestrata” dallo Stato. Questo è avvenuto in concomitanza con le perizie destinate a valutare l’idoneità genitoriale dei due genitori, i cui figli sono stati allontanati e collocati in una casa-famiglia.
Tamaro ha evidenziato che la psichiatrizzazione sembra essere un elemento ricorrente non solo nella vicenda dei Trevallion, ma anche in altri contesti sociali, incluso quello relativo alla salute di Vittorio Sgarbi. L’autrice definisce questo fenomeno come un’imposizione di norme che, a suo avviso, non sono sempre giustificate. Scrivendo, ha affermato che “abbiamo delle persone che non compiono alcun crimine, ma semplicemente non si uniformano alla codificata consuetudine dei tempi”. Secondo lei, questo porta inevitabilmente a una stigmatizzazione e a una mancanza di rispetto per i diritti individuali.
I bambini e la loro condizione attuale
Nel suo intervento, Tamaro ha fatto riferimento anche alla condizione dei tre figli della coppia, descrivendoli come “piccoli prigionieri” della situazione attuale. I bambini, di età compresa tra sei e otto anni, si trovano in una casa-famiglia a Vasto, dove sarebbero sottoposti a misure che, secondo l’autrice, rappresentano una vera e propria violazione della loro infanzia. Ha parlato di una “favola nera” in cui il benessere dei minori viene sacrificato su un altare di burocrazia e pregiudizi sociali.
Tamaro ha sollecitato un’attenta riflessione su cosa significhi realmente “proteggere” i bambini. Le sue parole pongono l’accento sulla necessità di riconsiderare il modo in cui vengono accolte e trattate situazioni simili, auspicando un approccio meno rigidamente normativo e più umanistico. Di fatto, il suo intervento serve a mettere in luce le fragilità del sistema giudiziario e psichiatrici, che, secondo lei, si sono trasformati in figure centrali e talvolta problematiche nel decidere il destino di piccole vite.
Ripercussioni legali e future valutazioni
La vicenda ha anche attratto l’attenzione dell’Autorità garante per l’infanzia, che sta monitorando attentamente il caso. L’allontanamento dei minori da casa è stato oggetto di discussione, e le perizie psichiatriche richieste dal tribunale per i minorenni dell’Aquila sono state programmate per valutare l’idoneità genitoriale. Tuttavia, la scrittrice si interroga: “Ci vogliono davvero cinque mesi per capire se due persone sono squilibrate?” Questo interrogativo solleva questioni di grande rilevanza riguardo alla tempistica e ai criteri utilizzati nelle decisioni che riguardano i minori.
Inoltre, il Parlamento europeo ha stabilito che la questione deve essere gestita dai giudici italiani, chiudendo così qualsiasi battaglia politica intervenuta fino a questo momento. La presenza di esperti come il psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, renderà ancora più complessa la situazione con ulteriori accertamenti e valutazioni nella speranza di trovare una soluzione che tenga in considerazione il miglior interesse dei minori coinvolti.
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