La miniserie “Morbo K”, trasmessa su Rai 1, narra un capitolo poco noto della Resistenza italiana, dove le idee e il coraggio si intrecciano con il dramma di un’epoca buia. Attraverso una trama avvincente, la serie porta sullo schermo una storia di solidarietà e sacrificio che si svolge in un contesto di paura e speranza.
Un racconto di resistenza tra storia e finzione
La serie “Morbo K”, diretta da Francesco Patierno, si ispira a eventi realmente accaduti nella Roma occupata dai nazisti. In un periodo segnato dall’oppressione, la comunità ebraica è costretta ad affrontare un ultimatum dal colonnello Herbert Kappler, capo delle SS, il quale richiede una cospicua somma d’oro per fermare le deportazioni. Nonostante molti sospettino che la promessa di salvezza sia un inganno, nessuno può rifiutarsi di collaborare.
A pochi passi dal Ghetto Ebraico, sorge l’Ospedale Fatebenefratelli, dove il professor Matteo Prati avverte che la minaccia che incombe sulla comunità non si limita all’aspetto economico. Da qui nasce la strategia audace di inventare un’epidemia mortale, battezzata “Morbo K”. Questo stratagemma mirato ha lo scopo di spaventare le autorità naziste e impedire loro di accedere all’ospedale, trasformando così un ambiente di cura in un rifugio per coloro che rischiano la vita. La trama si sviluppa ulteriormente attraverso la storia d’amore tra Silvia Calò, un’artista ebrea, e Pietro Prestifilippo, un medico che collabora con il professor Prati, entrambi coinvolti in una rete di scelte estreme.
La tensione crescente nel ghetto di Roma
Nel primo episodio, la pressione sui membri della famiglia Calò aumenta quando ricevono l’ultimatum nazista. La necessità di cedere beni e ricordi diventa un momento cruciale che segna il loro destino. Durante una crisi personale, Silvia si reca all’Ospedale Fatebenefratelli, dove incontra Pietro. L’ospedale si trasforma rapidamente in un porto sicuro, e il professor Prati entra in contatto con la Resistenza, dando vita a un’idea destinata a cambiare il futuro di molte persone.
L’intreccio di emozioni e decisioni difficili si intensifica man mano che i nazisti intensificano le loro operazioni. Prati e Pietro si impegnano a mettere in atto il piano della falsa epidemia; il Reparto K diventa il punto di riferimento per coloro che cercano di fuggire dalla violenza. Tuttavia, persuadere la famiglia di Silvia a cercare rifugio resta una sfida, mentre il colonnello Kappler si prepara a eseguire un’operazione cruciale, fissando una data per il rastrellamento.
Un dramma umano e collettivo
La narrazione di “Morbo K” non tocca solo le questioni politiche e storiche ma esplora anche le relazioni interpersonali e la resilienza umana. Con situazioni di vita o morte, i personaggi devono confrontarsi con le proprie paure, speranze e il desiderio di proteggere i propri cari. La rappresentazione dell’amore tra Silvia e Pietro diventa uno strumento di salvezza e conforto in un contesto di angoscia e disperazione.
Mentre le tensioni aumentano e il tempo stringe, le scelte dei protagonisti diventano essenziali non solo per la loro sopravvivenza, ma anche per quella di tanti altri. Le ultime battute della serie promettono di mantenere alta l’attenzione degli spettatori, rivelando gli sviluppi del piano e le conseguenze delle azioni intraprese.
Dettagli e programmazione della serie
La prima puntata di “Morbo K” va in onda il 27 gennaio 2026 alle 21.30 su Rai 1. Gli episodi successivi saranno disponibili in diretta streaming e on demand su RaiPlay, offrendo la possibilità di seguire la miniserie in qualsiasi momento. La narrazione, intensa e ben costruita, invita a riflettere sull’importanza della memoria storica e del coraggio di fronte all’ingiustizia. Attraverso una messa in scena accurata e una sceneggiatura emozionante, “Morbo K” si propone di lasciare un’impronta duratura nella coscienza collettiva, ricordando che la resilienza e la solidarietà possono fare la differenza anche nei periodi più oscuri.
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