Il ritorno di Matteo Oleotto nel mondo del cinema
Matteo Oleotto è tornato sul grande schermo con il suo nuovo film Ultimo schiaffo, dopo aver guadagnato notorietà con Zoran, il mio nipote scemo. Incontrato durante la Festa del Cinema di Roma, Oleotto ha condiviso il suo pensiero sulla natura del cinema, che per lui deve essere un atto di libertà e creatività anziché solo un prodotto da mercato.
La realizzazione di Ultimo schiaffo ha richiesto tempo e dedizione, poiché il progetto è nato dall’indipendenza artistica e dalla lontananza dalle pressioni industriali tipiche del cinema mainstream. Con il suo team fidato, Oleotto ha collaborato strettamente con il montatore Giuseppe Trepiccione, affrontando la sfida di dar ritmo a una black comedy caratterizzata da una trama che si avvale anche di momenti improvvisati. Il film racconta le storie di personaggi perdenti, puntando su autenticità e vita vera piuttosto che su facili consensi di pubblico.
I ricordi di Zoran e un coraggioso confronto
Prima di approfondire i retroscena di Ultimo schiaffo, Oleotto ha voluto ricordare il suo precedente lavoro, Zoran, il mio nipote scemo. Un episodio significativo è legato all’uscita del film nell’ottobre 2013, quando si trovò a competere con il grande successo di Sole a catinelle di Checco Zalone. Il regista ha rievocato come nessuno avesse il coraggio di lanciarsi nelle sale in quel periodo, ma lui e il suo team decisero di andare avanti comunque, dimostrando audacia e determinazione.
Questa scelta non passò inosservata e attirò l’attenzione di Zalone, il quale, dopo una telefonata inizialmente informale, decise di sostenere pubblicamente il film di Oleotto. In un’intervista, Zalone invitò il pubblico a vedere Zoran, sottolineando il talento del regista. Questo sostegno, pur nella tipica ironia di Zalone, rappresenta un gesto di solidarietà artistica che ha contribuito al successo del film, abbattendo le barriere tra le produzioni di grandi numeri e le piccole opere indipendenti.
Dal cinema alla televisione e viceversa
Negli ultimi anni, Oleotto ha ampliato il suo orizzonte lavorando nella televisione, dove ha partecipato a progetti significativi come Maschi veri e Doc – Nelle tue mani 3, oltre a contribuire a Volevo fare la rockstar, una delle fiction più apprezzate degli ultimi tempi. Tuttavia, il desiderio di tornare al cinema era imperativo. Ha definito il suo nuovo lavoro come un film piccolo, ma capace di offrire una libertà creativa senza pari.
Oleotto ha dedicato due anni e mezzo alla scrittura del film, incontrandosi frequentemente a Gorizia per discutere idee e condividere cene, creando così una connessione umana prima ancora che professionale. Sottolinea l’importanza di realizzare un’opera che possa far star bene, nonostante le sfide attuali del cinema. Ha spiegato che se il pubblico non segue, è meglio dirigersi verso un lavoro che possa comunicare con chi è veramente interessato.
Libertà creativa e improvvisazione sul set
Nella realizzazione di Ultimo schiaffo, Oleotto ha tenuto a cuore la libertà creativa, evitando ingerenze da parte di produttori e mantenendo un controllo completo sulla storia e sugli attori. Ha affermato che se si desidera lavorare con lui, bisogna lasciare la libertà al regista, evidenziando la confidenza che ha sviluppato con i suoi collaboratori, sia amici che produttori come Rai Cinema, che ha co-finanziato il progetto.
Questa libertà si è riflessa anche nel processo di lavoro con gli attori, in alcune scene di totale improvvisazione, dove il copione veniva abbandonato in favore della spontaneità. Oleotto ha cercato di catturare la verità nei volti degli attori, richiedendo loro di essere disposti a rischiare e di lasciarsi andare. La scelta degli interpreti è stata accurata, attraverso numerosi provini per trovare le persone adatte alle sue visioni, garantendo autenticità e originalità ai personaggi.
Un ambiente di lavoro unico e un’esperienza condivisa
Per rendere il progetto ancor più autentico, Oleotto ha deciso di ambientare il film in condizioni estreme, sfruttando la neve non solo come sfondo, ma come elemento narrativo fondamentale. Le riprese si sono svolte in sei settimane al freddo, con un approccio flessibile e rock’n’roll: le decisioni venivano prese sul momento e si modificava la direzione se necessario.
Infine, Oleotto ha ribadito che il cinema deve tornare a essere un’esperienza condivisa, distante dalle logiche commerciali che dominano oggi. Ha espresso il suo disinteresse verso le distribuzioni massive e le copie che spariscono rapidamente, preferendo invece presentare il film in diverse città per dialogare con il pubblico. Questa filosofia mette in risalto il suo impegno nel creare una connessione autentica e significativa con gli spettatori.
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