Eugenia Carfora, dirigente scolastica di Caivano, ha recentemente espresso il suo apprezzamento nei confronti di Luisa Ranieri e del team di produzione della serie “La preside”, che debutterà il 12 gennaio su Rai 1. La serie è liberamente ispirata alla sua storia e rappresenta una sfida educativa in un contesto difficile. Ranieri interpreta Eugenia Liguori, un’insegnante che affronta la responsabilità di gestire un istituto situato nel cuore di una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, noto per il tasso elevato di assenteismo e la scarsità di risorse. Nonostante il quadro scoraggiante, per Liguori ogni studente che riesce a riportare in aula è una piccola vittoria.
L’attrice Ranieri ha commentato l’importanza di interpretare un personaggio così significativo. Ha dichiarato che incontrare la figura di Eugenia Carfora le ha infuso la motivazione e la luce necessarie per raccontare la bellezza che può emergere anche dalle situazioni più difficili, come quelle vissute nelle periferie. Ha paragonato Napoli a Rio de Janeiro, sottolineando la ricchezza di stratificazioni sociali che contribuiscono a creare un’energia unica, capace di rappresentare una microcosmo del Paese. Secondo Ranieri, ciò che accade a Napoli è emblematico di quanto avviene in molte altre realtà italiane, ma con una colorazione culturale particolarmente vivace.
Tra i produttori della serie figura anche Luca Zingaretti, insieme a Bibi Film TV e Rai Fiction, i quali hanno trovato ispirazione in un documentario di Domenico Iannacone dedicato a Eugenia Carfora, intitolato “Eugenia Carfora: preside in trincea”. Zingaretti individua tre aspetti significativi nella storia da raccontare: la figura di Carfora, che si oppone all’inerzia delle istituzioni e al malaffare; i ragazzi che vedono nella sua mano tesa un’opportunità per cambiare il loro destino; e la scuola come luogo di incontro per le generazioni, dove si costruisce un futuro dignitoso.
Il produttore ha poi voluto chiarire che, a differenza di altre narrazioni come quella di “Stranger Things”, la serie esplora la condizione delle aree comunemente definite degradate. Queste zone, spesso viste attraverso una lente negativa, ospitano per lo più persone oneste che lottano per vivere con dignità . È proprio da queste realtà che proviene la luce e il messaggio di speranza che il team desidera trasmettere al pubblico.
Ranieri ha concluso affermando che non vi è l’intento di impartire lezioni o fare prediche, ma se la serie riuscisse a motivare anche solo un ragazzo a tornare a scuola o a rifiutare la rassegnazione, sarebbe già un grande successo. Inoltre, ha riflettuto sul ruolo dell’educazione, sottolineando l’importanza dell’ascolto e dei limiti nella crescita dei giovani. Sottolinea come senza frustrazione non ci sia spazio per la crescita personale.
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