L’argomento della libertà di espressione e dei confini del giornalismo ha recentemente preso piede in Italia, con un focus particolare sul canale YouTube di Fabrizio Corona, che conta attualmente un milione di iscritti. Questo successo non è senza controversie, poiché l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nota come Agcom, ha avviato un’indagine che potrebbe portare alla chiusura del suo canale. Le verifiche riguardano la natura dei contenuti pubblicati e il rispetto delle normative vigenti in materia di informazione.
Le indagini dell’Agcom sul canale di Fabrizio Corona
Il canale ‘Falsissimo’ di Fabrizio Corona è al centro delle attenzioni da parte dell’Agcom, che sta esaminando se le attività di questo influencer rientrino nelle normative previste per i servizi di comunicazione. Secondo una nota ufficiale diffusa dall’agenzia, le recenti puntate del canale sono state oggetto di una valutazione approfondita. Il Consiglio dell’Autorità ha incaricato gli uffici competenti di esplorare eventuali questioni legate alla delibera n. 7/24/CONS, che stabilisce le linee guida per gli influencer e il loro Codice di condotta.
Il TUSMA, il quadro normativo a cui si riferisce l’Agcom, regola vari aspetti della comunicazione audiovisiva, inclusa la tutela dei minori e la pubblicità sui mezzi digitali. In questo contesto, il futuro del canale potrebbe essere messo in discussione, poiché l’ente si assicura che tutti i contenuti rispettino le leggi stabilite. La situazione rimane incerta e tutte le parti coinvolte attendono i risultati delle verifiche in corso.
Il ruolo dell’Ordine dei Giornalisti di fronte alla situazione
Di recente, l’Ordine dei Giornalisti ha espresso la sua posizione riguardo la questione. L’ente professionale ha sostenuto la decisione del Tribunale di Milano, che ha richiesto a Fabrizio Corona di rimuovere contenuti specifici riguardanti il noto conduttore Alfonso Signorini. Il tribunale ha sottolineato che non esiste un diritto a diffamare, evidenziando che anche gli influencer devono seguire le leggi.
Il messaggio principale dell’Ordine è quello di ribadire che la sentenza non riguarda solo un caso isolato, ma un principio più ampio: anche le figure influenti nel mondo digitale devono attenersi ai doveri di verità e rispetto, specialmente quando si tratta di informare il pubblico. Allo stesso tempo, l’Ordine ha chiarito che il diritto di cronaca non è assoluto e deve sempre rispettare determinate condizioni.
Call for action: nuove norme per il giornalismo
Il dibattito si allarga con la richiesta da parte dell’Ordine di adottare regolamenti più severi per chi si spaccia per giornalista pur non avendo le credenziali necessarie. Questa richiesta è stata firmata da Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine, e Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Entrambi hanno sottolineato l’importanza di proteggere il bene primario dell’informazione, che è garantito dalla Costituzione.
L’appello per una legislazione più rigorosa mira a contrastare il proliferare di contenuti falsi o ingannevoli da parte di coloro che operano nel campo del giornalismo senza rispettare le normative professionali. Si auspica che il Parlamento prenda in considerazione queste proposte per garantire un’informazione corretta e di qualità, tutelando così il pubblico e il vero spirito della professione giornalistica.
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