Il Falsario, intervista con Pietro Castellitto e il regista Stefano Lodovichi

Un viaggio nella Roma degli anni ’70 con il falsario

Pietro Castellitto e il regista Stefano Lodovichi presentano “Il Falsario”, un film che mescola fiction e realtà, ambientato in una Roma affascinante e complessa degli anni Settanta. Questa pellicola, ora disponibile su Netflix, racconta la storia di Toni, un giovane artista con grandi aspirazioni, le cui ambizioni lo porteranno a intraprendere un percorso oscuro, dal quale emergerà come uno dei più abili falsari del tempo. La narrazione si sviluppa tra inganno e arte, esplorando tematiche profonde e universali attraverso un contesto storico molto significativo.

Personaggi e alleanze nel mondo dell’inganno

Il film è prodotto da Cattleya e porta la firma degli sceneggiatori Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori, sotto la regia di Stefano Lodovichi. Insieme a Pietro Castellitto, il cast comprende anche Giulia Michelini e Andrea Arcangeli, con la partecipazione di nomi come Aurora Giovinazzo e Claudio Santamaria. Questi attori contribuiscono a creare un affresco vivace e autentico della vita e delle dinamiche sociali di un’epoca caratterizzata da tensioni politiche e trasformazioni culturali. La figura di Toni, interpretata da Castellitto, diventa un simbolo della ricerca di identità in un mondo caotico, stretto tra sogni e realtà.

L’identità di Toni: tra arte e sopravvivenza

Durante un’intervista, Lodovichi e Castellitto hanno approfondito il personaggio di Toni, discutendo su come questo giovane possa essere visto sia come un criminale che lotta per la propria esistenza, sia come un artista in cerca della sua vera essenza. Lodovichi ha descritto Toni come un ragazzo alla ricerca della propria identità, capace di indossare molteplici maschere per ottenere ciò che desidera. La realizzazione di questo personaggio permette di riflettere sull’adultità e sulla responsabilità, elementi cruciali nel percorso di crescita di ogni individuo.

La ricreazione della Roma degli anni ’70

La città di Roma, con la sua storia e il suo fascino, gioca un ruolo fondamentale nel film. Lodovichi ha voluto restituire l’atmosfera di quegli anni attraverso un’attenta ricerca e ascoltando le testimonianze di chi ha realmente vissuto quel periodo. Le esperienze condivise da Paolo Bonfini, scenografo di “Il Falsario”, sono state preziose per dare vita a una Roma autentica, riflettendo sui legami complessi tra politica, criminalità e vita quotidiana. Questo approccio ha permesso di immergere gli spettatori in un contesto ricco di contrasti e interconnessioni, rendendo la narrazione ancora più coinvolgente.

La freschezza di un’epoca passata

Pietro Castellitto ha condiviso la sua esperienza nel calarsi nel ruolo di Toni, evidenziando l’importanza di mantenere la freschezza e l’autenticità nel rappresentare un’epoca così lontana. L’attore ha sottolineato come, nella vita reale, gli individui non percepiscono il loro tempo come antico, ma vi si relazionano con immediatezza. Per lui, la sfida era quella di rimanere connesso con il presente, piuttosto che storicizzare eccessivamente il personaggio. Inoltre, Castellitto ha espresso un’opinione divertente riguardo ai costumi dell’epoca, suggerendo che non avrebbe mai indossato quegli abiti nella vita reale.

Un racconto di verità e invenzione

“Il Falsario” è definito come una storia “falsamente ispirata alla realtà”, proprio come il protagonista che copia e reinterpreta il mondo attorno a sé. Durante l’intervista, Lodovichi ha messo in evidenza come ci sia una volontà di giocare con la narrazione cinematografica, creando un personaggio avvincente e intrigante. Il film si propone quindi non solo di raccontare eventi storici, ma di esplorare il confine tra verità e finzione, riflettendo sull’essenza stessa del cinema. L’ambiente di lavoro sul set, descritto come ricco di complicità, ha favorito la creazione di un’opera viva e divertente, capace di intrattenere ed emozionare il pubblico.

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