Marty Supreme: il film di Josh Safdie esplora la violenza dei sogni attraverso il cinema di corsa

Riflessioni sul film Marty Supreme e la visione di Josh Safdie

Il film di Josh Safdie, intitolato Marty Supreme, rappresenta un’esplorazione profonda del desiderio umano di perseguire i propri sogni. L’accento è posto sulla figura di Marty Mauser, interpretato da TIMOTHÉE CHALAMET, il quale si trova a combattere per affermarsi nel mondo del tennistavolo nella New York del 1952. Safdie ha scelto di affrontare temi universali, come la determinazione e l’ossessione, che hanno caratterizzato gran parte della sua carriera cinematografica. La storia non è solo un racconto di sport, ma anche una riflessione sul significato dei sogni e su come questi possano plasmare l’identità individuale.

In un incontro via Zoom con un gruppo di giornalisti, Josh Safdie ha rivelato le sue motivazioni e gli obiettivi dietro la realizzazione di Marty Supreme. Secondo il regista, questo film è la manifestazione di una passione intensa: il bisogno di diventare qualcuno. La sua filmografia precedente, tra cui titoli come Good Times e Diamanti Grezzi, ha già toccato simili tematiche, ma ora si evolve in una nuova narrativa che esplora come le aspirazioni possano influenzare il corso della vita di una persona. Safdie sottolinea l’importanza di non perdere mai di vista i propri sogni, poiché la distrazione può portare alla loro perdita. Questo pensiero è centrale nella trama di Marty Supreme, dove ogni scena viene costruita attorno all’idea di mantenere viva la fiamma dell’ambizione.

Un viaggio attraverso la storia di Marty Mauser

Marty Supreme si ispira, seppur liberamente, alla vita di Marty Reisman, un campione di tennistavolo. Il film presenta una narrazione che si dipana attraverso le sfide affrontate dal protagonista mentre cerca di raggiungere il successo. Safdie descrive il suo lavoro come una radiografia del sogno stesso, mettendo in luce le difficoltà e le lotte interne che spesso accompagnano le grandi aspirazioni. Marty Mauser è un personaggio complesso, che incarna la speranza e la frustrazione di molti. Attraverso il suo cammino, il pubblico è invitato a riflettere su quanto sia difficile ma fondamentale credere nelle proprie possibilità.

Safdie, parlando del processo creativo, ha condiviso aneddoti sulla sua prima impressione di TIMOTHÉE CHALAMET, notando la sua energia e la sua determinazione. Incontrandolo per la prima volta nel 2017, il regista ha percepito immediatamente che Chalamet era un talento pronto per esplodere. Questa connessione iniziale ha segnato l’inizio di una collaborazione proficua, dove entrambi hanno potuto esplorare la complessità del personaggio di Marty. Il regista ha descritto il giovane attore come un individuo in continua ricerca della propria identità, capace di portare con sé la storia di chi ha creduto in lui fin dall’inizio.

Chalamet e la preparazione al ruolo

La preparazione di TIMOTHÉE CHALAMET per il film è stata meticolosa e intensa. Safdie ricorda un pomeriggio trascorso nell’appartamento dell’attore, durante il quale Chalamet stava iniziando a prepararsi per interpretare Bob Dylan. Nonostante fosse all’inizio del suo percorso, la sua dedizione era palpabile. La scelta di acquistare un tavolo da ping pong e dedicarsi al gioco ha ulteriormente evidenziato il suo impegno. Safdie ha visto in quella decisione una dimostrazione di orgoglio e disciplina, elementi fondamentali per interpretare il ruolo di Marty Mauser. Questo approccio serio alla preparazione ha confermato la sua capacità di incarnare il personaggio autenticamente.

Per Josh Safdie, la sua stessa ossessione per il cinema si riflette nel modo in cui ha sviluppato i suoi progetti. Fin da bambino, ha cercato di creare storie avvincenti che potessero convincere gli altri della loro veridicità. Quella stessa urgenza che ha caratterizzato la sua infanzia è diventata il motore del suo lavoro come cineasta. Ogni progetto ha richiesto anni di lavoro e convinzione, e Safdie ha dovuto spesso mantenere viva la sua fede nei sogni, anche quando nessun altro sembrava crederci. Questo ethos ha guidato anche il lungo processo di realizzazione di Diamanti Grezzi, un film che ha richiesto dieci anni per prender vita.

La filosofia di cinema di Josh Safdie

Nel suo approccio alla regia, Safdie sostiene che il ritmo di un film non derivi semplicemente da un montaggio veloce, ma dall’urgenza intrinseca delle situazioni rappresentate. Sul set di Marty Supreme, questa filosofia si traduce in una forma di caos controllato, dove ogni comparsa è scelta personalmente dal regista, ognuna con una propria storia da raccontare. Questa scelta consente agli attori di reagire genuinamente alle circostanze, creando momenti di intensa autenticità. Tuttavia, questo metodo non è privo di sfide, poiché può mettere a dura prova la troupe e le dinamiche di produzione.

In confronto al suo personaggio precedente Howard Ratner, interpretato da ADAM SANDLER, Safdie sottolinea una differenza cruciale. Mentre Howard è schiavo della sua dipendenza, Marty è guidato dalla sua ambizione. La narrazione di Marty Supreme esplora il cambiamento personale e la crescita, evidenziando che i sogni possono generare trasformazioni significative. La prima parola pronunciata nel film, “change”, incapsula perfettamente il messaggio centrale: i sogni, siano essi realizzati o meno, hanno il potere di cambiare profondamente chi li insegue. In questo senso, la pellicola diventa un inno alla perseveranza e alla speranza.

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