I 5 Samurai tornano sotto i riflettori dopo 35 anni dalla loro prima messa in onda.

Il ritorno dei cinque samurai: una nuova avventura in animazione

Nel panorama televisivo odierno, i fan degli anime possono gioire per il ritorno di un classico. A quasi quarant’anni dalla sua prima trasmissione in Giappone, I Cinque Samurai tornano con una nuova serie animata che promette di affascinare sia i vecchi sostenitori sia una nuova generazione di spettatori. Questa rinnovata attenzione verso il franchise rende opportuno esplorare le origini e l’eredità di questa serie iconica.

Inizio di un’epoca: la prima messa in onda

Era un giorno di aprile del 1990 quando Italia 7 presentò il primo episodio de I Cinque Samurai, un anime che all’epoca veniva semplicemente etichettato come “cartone animato”. Questo format si ispirava a I Cavalieri dello Zodiaco, inserendo però guerrieri con armature da samurai basate sulla mitologia nipponica. La serie fu in seguito trasmessa anche su altri canali italiani, ma non riuscì mai ad approdare alle principali reti nazionali come Rai o Mediaset. Di conseguenza, I Cinque Samurai rimasero relativamente poco conosciuti, se non tra il nucleo affezionato di fan cresciuto durante le repliche degli anni ’90.

Resurrezione e rilancio della serie originale

Nell’arco di quattro decenni, I Cinque Samurai sono tornati sotto i riflettori grazie alla rimasterizzazione della serie originale da parte di Anime Generation. I tre OAV sono stati riproposti in alta definizione, con audio restaurato e parti precedentemente mancanti reintegrate, grazie al lavoro di Yamato Video che ha pubblicato ulteriori cofanetti Blu-Ray. Contestualmente, una nuova serie animata ha preso vita in Giappone, riprendendo la narrazione nell’era moderna e riaccendendo l’interesse di molti appassionati.

Il viaggio dell’anime: Yoroiden Samurai Troopers

I Cinque Samurai, originariamente intitolati Yoroiden Samurai Troopers, hanno fatto il loro debutto nel Giappone il 30 aprile 1988, continuando fino al 4 marzo 1989 con 38 episodi. Creato dal collettivo di scrittori e animatori noto come Hajime Yatate per Nagoya TV, la serie divenne parte della tradizione della Sunrise, celebre per lavori come Daitarn 3 e Gundam. A differenza di molte altre opere, Samurai Troopers non era tratto da un manga esistente, ma ha ispirato successivamente diverse opere, fra cui romanzi e audio drama. Il successo riscontrato in Giappone portò alla sua distribuzione all’estero, dove cambiò titolo a seconda della nazione: in America è conosciuto come Ronin Warriors, mentre in Francia come Les Samouraïs de l’éternel.

La trama avvincente: la resurrezione di Arago

La storia ruota attorno al demone Arago, uno spirito malefico millenario che, una volta sconfitto, fu separato in nove armature. Negli anni ’80, grazie agli sforzi dei suoi seguaci, il demone si risveglia e recupera quattro armature, mentre le rimanenti vengono assegnate a cinque giovani guerrieri addestrati per combatterlo. La serie inizia con la battaglia tra questi samurai e i servitori di Arago, i Demoni del Male, tra cui divenne notevole Demon, che, dopo un cambio di schieramento, offre informazioni cruciali ai protagonisti. È interessante notare che, in Italia, molti nomi originali dei personaggi furono cambiati, complicando la comprensione della narrativa per il pubblico nostrano.

Personaggi e mitologia giapponese: un legame profondo

I nomi degli eroi della serie sono fortemente influenzati dalla mitologia giapponese. Seiji Date, ad esempio, rappresenta un discendente di Masamune Date, un noto daimyō del 1600, mentre Shin Mori è legato alla figura di Mōri Motonari, un altro daimyō storico. Anche Xiu Lihuang proviene da origini cinesi, come suggerisce il ristorante di famiglia presente nella trama. Nonostante le differenze tra i nomi, il leader Ryo mantiene un legame diretto con la tradizione samurai giapponese, indossando due armature distintive nel corso della serie.

Un culto duraturo: la colonna sonora e il merchandising

Sebbene I Cinque Samurai siano stati realizzati con un budget limitato e presentino alcune ripetizioni narrative, la serie ha saputo conquistare il pubblico grazie a un cast ben caratterizzato e a una storia dinamica. La scrittura è considerata sopra la media per il genere, riuscendo a dare profondità sia ai protagonisti sia agli antagonisti. La colonna sonora, composta da Osamu Totsuka, ha contribuito notevolmente al fascino della serie, nonostante in Italia le sigle originali siano state rimpiazzate da versioni tradotte che sono diventate memorabili per i fan.

Una nuova era: il rilascio di Yoroi Shinden Samurai Troopers

Il 6 gennaio 2026 ha segnato il debutto di Yoroi Shinden Samurai Troopers sulle televisioni giapponesi, dando vita a una nuova storia con un primo cour di dodici episodi. Questo nuovo capitolo continua il racconto avviato quasi quarant’anni fa, introducendo elementi della trama originale, come il personaggio di Nasti Yagyu, ora in un ruolo di guida in una divisione governativa dedicata alla lotta contro le invasioni demoniache. La nuova serie si distingue per una maggiore intensità e un approccio più maturo, evidenziando l’evoluzione del pubblico e delle aspettative nel corso degli anni.

Temi e toni moderni: un contrasto con il passato

Il primo episodio di questa nuova serie ha sorpreso per la sua violenza e per i toni più cupi rispetto all’originale, iniziando con scene drammatiche e sanguinose che non risparmiano alcun personaggio, nemmeno donne e bambini. Con la presentazione di nuovi Demoni del Male, la narrazione cerca di ridefinire i confini del genere, ponendo il protagonista Gai in una posizione fuori dagli schemi, un antieroe complesso che si distacca dai tradizionali schemi narrativi. Questa evoluzione rappresenta un’interessante riflessione su come il medium degli anime si sia trasformato nel tempo, rendendo la nuova serie un prodotto affascinante per i fan della saga e non solo.

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