Vittorio Cecchi Gori riflette sulle sfide della vita e sulla ricerca di nuove consapevolezze

La vita di Vittorio Cecchi Gori è un racconto di alti e bassi, segnato da momenti di grande successo e drammatiche cadute. A 83 anni, l’ex imprenditore del cinema e dirigente sportivo si sofferma su temi come la vita e la mortalità. Comodamente seduto nel suo attico a Roma, con una bombola d’ossigeno nelle vicinanze, cita Ornella Vanoni: “Ora stanno a morì tutti. Tutti. E io ogni tanto penso ‘adesso che ho capito tutto…’”. Nonostante le sue difficoltà di salute, il suo sguardo rimane brioso. Nei suoi ricordi affiora il legame speciale con Vanoni, che ha incontrato a Buenos Aires, mentre mostra con affetto le foto dei genitori, Mario e Valeria, simboli costanti della sua esistenza, insieme all’Oscar de Il Postino, ormai senza luce.

Il valore di un’abitazione storica

Cecchi Gori racconta che la sua residenza fu acquistata nel 1962 grazie ai profitti ottenuti dal film Il Sorpasso. Ricorda con orgoglio come il padre, Mario, fosse decisivo nella scelta di Vittorio Gassman come attore principale, resistendo alle pressioni di Alberto Sordi. Questo aneddoto sottolinea la determinazione paterna nel costruire un’opera di grande valore e significato.

Il racconto si sposta sui suoi amori, con particolare riferimento a Valeria Buccella, descritta come il grande amore della sua vita. “È stata la Buccella il grande amore della mia vita. Ci sentiamo ancora, siamo amici”, confida Cecchi Gori. Con un tono scherzoso, ammette di aver sempre avuto una predilezione per le donne, richiamando alla mente i numerosi flirt giovanili. Questa apertura sulle sue relazioni passate rivela un lato più intimo dell’ex magnate, mostrando vulnerabilità e nostalgia per i tempi andati.

Vittorio Cecchi Gori riflette sulle sfide della vita e sulla ricerca di nuove consapevolezze

Un passato calcistico travagliato

In un’intervista rilasciata a La Nazione, il settimanale fiorentino, Cecchi Gori esprime il desiderio di tornare a Firenze, città che non visita da tre anni. Sogna di avere un ruolo attivo nella Fiorentina, magari affiancando Giancarlo Antognoni. Tuttavia, il suo legame con il club è intriso di amare esperienze, segnate da un profondo senso di tradimento. Rivela di essere stato vittima di una complottistica orchestrata dai “poteri forti” che, non riuscendo a colpirlo nel settore cinematografico – dove ha visto riconosciuti due Oscar – hanno cercato di distruggerlo attraverso il calcio.

Cecchi Gori sostiene che il suo fallimento sia avvenuto a causa di una richiesta tempestiva e inaspettata di pagamento dell’Irpef, seguita da un provvedimento a suo favore definito “salva-debiti”. Il dispiacere per non aver ricevuto supporto dalla città è palpabile quando afferma: “La città non mi difese”, lamentando la sensazione di aver subito un furto della sua squadra.

Riflessioni su una carriera piena di sfide

L’ex presidente della Fiorentina si definisce un visionario, avendo anticipato l’importanza delle piattaforme digitali, proponendo alleanze a Silvio Berlusconi. Riconosce di aver commesso l’errore di voler gestire troppe attività contemporaneamente – tra cinema, calcio, televisione e politica – senza essere adeguatamente armato per affrontare le difficoltà. L’impegno politico, cui si ritrovò coinvolto per scongiurare la perdita di un collegio a Firenze, non era una vera vocazione, ma piuttosto una conseguenza delle circostanze.

Parlando della sua condanna, Cecchi Gori afferma che “l’Italia è il posto dove le cose non finiscono mai” e riflette su di sé, ammettendo che uno dei suoi difetti consisteva nel voler “mangiare dieci paste tutte insieme”.

Rimpianti e legami familiari

Tra i suoi rimpianti personali c’è la scelta di Rita Rusic come moglie, descritta come un errore superficiale avvenuto a 40 anni, nonostante le avvertenze ricevute dagli amici. Rievocando i vent’anni di matrimonio, ammette di non ricordare quasi nulla, ma i ricordi degli anni passati con i suoi genitori a Firenze restano vivi e nitidi.

Dei suoi due figli, Mario risulta quello più presente nella sua vita, mentre Vittoria, residente negli Stati Uniti, non viene vista da oltre tredici anni. Concludendo il suo racconto, Cecchi Gori si sofferma sugli anni d’oro degli anni ’80 e ’90, sulla sua amicizia con Donald Trump e sulla consapevolezza di essere parte della storia di questo Paese, affermando con orgoglio: “Anche se hanno cercato di buttarmi giù, i miei film ancora parlano”.

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