Simone Valentini racconta il suo film Per un po’ e il messaggio sulla paternità come scelta consapevole

Un film che esplora la genitorialità imperfetta

Il nuovo film “Per un po’”, in uscita il 26 febbraio e prodotto da Twister Film con distribuzione di FilmClub, si propone di esplorare temi complessi legati alla genitorialità. Attraverso un approccio sensibile, la pellicola affronta le fragilità e le paure dell’essere figli e padri. Diretta da Simone Valentini e ispirata all’omonimo romanzo di Niccolò Agliardi, l’opera narra la storia di Niccolò, un uomo di quarant’anni che decide di diventare padre affidatario, e Federico, un giovane che ha trascorso la sua giovinezza in una comunità. I due personaggi intraprendono un viaggio emotivo che li porterà a scoprire non solo se stessi, ma anche il significato della paternità e dell’appartenenza.

La trama si sviluppa attorno agli incontri tra Niccolò e Federico, evidenziando le loro interazioni e il modo in cui ciascuno di loro cerca di affrontare il proprio passato. La narrazione si caratterizza per un ritmo lento e contemplativo, permettendo al pubblico di immergersi nei vari strati emotivi dei protagonisti. Non ci sono eroi definitivi né risposte facili, ma piuttosto un’indagine sulla relazione tra i due uomini e su cosa significhi scegliere di prendersi cura dell’altro.

La trasformazione del romanzo in un’opera cinematografica

Valentini, durante un’intervista, ha condiviso il suo legame personale con il romanzo di Agliardi, affermando di averlo vissuto in parte, avendo contribuito alla sua realizzazione. L’autore ha sottolineato come il passaggio dal libro al film abbia richiesto una reinterpretazione delle profondità interiori dei personaggi, trasformandole in dinamiche relazionali visive. Le vulnerabilità e le esperienze dei protagonisti sono portate alla luce attraverso dialoghi e interazioni, con l’intento di catturare l’emozione pura e autentica che caratterizza le relazioni umane.

La sceneggiatura si è concentrata sui momenti chiave del romanzo, cercando di mantenere intatta la forza emotiva del testo originale. Si è dovuto fare delle scelte, come quella di includere il tema della perdita di Sonia, la compagna di Niccolò, che nel romanzo non appare. Questa decisione ha aggiunto un ulteriore strato di complessità al personaggio principale, evidenziando il suo percorso emotivo e le sue motivazioni nel diventare padre affidatario.

Struttura narrativa e simbolismo degli abbracci

Il film è diviso in tre capitoli distinti, ognuno dedicato a uno dei protagonisti. Questa suddivisione è stata una decisione creativa sin dall’inizio, pensata per approfondire il punto di vista di ciascun personaggio. Il primo capitolo si concentra su Niccolò e il suo rapporto con Federico, mentre il secondo esplora il mondo di Federico e il suo legame con la madre. Il terzo capitolo rappresenta l’incontro finale tra i due, segnato da abbracci che simboleggiano l’evoluzione della loro relazione.

Il regista ha voluto utilizzare il simbolismo degli abbracci come elemento centrale nella narrazione. Questi momenti di contatto fisico non solo riflettono l’intimità crescente tra i personaggi, ma segnano anche i passaggi da una fase della loro vita a un’altra. Il film così mette in risalto come l’esperienza dell’affido sia temporanea e come i legami creati possano influenzare la crescita personale di ogni individuo.

Le riflessioni sulla paternità e sul ruolo del cinema

Nell’intervista, Valentini ha parlato delle proprie esperienze riguardanti la paternità, evidenziando l’importanza di scegliere di seguire qualcuno e imparare da essa. La sua visione di paternità si estende oltre il concetto biologico, abbracciando relazioni di insegnamento e mentoring. Il cinema stesso, come ha spiegato, ha avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita personale e professionale, fungendo da maestro e da guida nel suo percorso di scoperta.

Attraverso i personaggi di Niccolò e Federico, il film si interroga su cosa significhi realmente essere genitori, specialmente in un contesto in cui le figure che assumono questo ruolo possono variare notevolmente. La genitorialità non biologica emerge come un tema centrale, che offre una prospettiva alternativa sulle relazioni e sull’affetto, evidenziando quanto sia fondamentale il riconoscimento reciproco e la responsabilità condivisa nel costruire legami forti e duraturi.

Problemi di riconoscimento e la sfida per i giovani autori

Valentini ha affrontato anche le difficoltà che i giovani registi come lui incontrano nell’attuale panorama cinematografico italiano. Secondo il regista, è fondamentale costruire un dialogo autentico con il pubblico, non solo per ottenere critiche positive, ma anche per ricevere feedback costruttivi che possano contribuire alla propria crescita artistica. Crede che sia essenziale riconoscere e supportare le nuove voci del cinema, offrendo loro l’opportunità di esprimersi senza pressioni eccessive.

La sfida di ottenere un riconoscimento significativo è evidente, specialmente per chi si trova in una fase iniziale della propria carriera. Valentini ha evidenziato come sia necessario tornare a creare una connessione emotiva con il pubblico, affinché i film possano essere visti come un’esperienza condivisa piuttosto che come semplice intrattenimento. L’evoluzione della critica cinematografica è un altro tema importante per il regista, che desidera una comunicazione più profonda e meno superficiale rispetto ai lavori presentati al pubblico.

Un legame complesso con il passato

In chiusura, il film “Per un po’” si configura come un’opera che invita alla riflessione sulla genitorialità moderna, sull’affetto e sulle assenze. La memoria gioca un ruolo essenziale nella storia, con i protagonisti costretti a confrontarsi con il loro passato e con ciò che hanno perso. La narrazione non si limita a raccontare, ma coinvolge lo spettatore in un viaggio emotivo, invitandolo a considerare le proprie esperienze e relazioni.

Valentini ha espresso il desiderio di continuare a esplorare questi temi nelle sue future opere, sottolineando l’importanza di comunicare attraverso il cinema in un modo che sia autentico e significativo. Con “Per un po’”, si spera di avviare un dialogo necessario sulle sfide della paternità, sull’eredità delle relazioni e sull’impatto che queste hanno nella formazione delle identità individuali.

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