La serata inaugurale del Festival di Sanremo va oltre la semplice musica. È un evento collettivo, un’esperienza estetica, una forma di teatro. Sul palco dell’Ariston, ogni particolare – dal taglio di un abito alla scelta di un accessorio – narra un’identità, mette in evidenza un posizionamento e trasmette una dichiarazione d’intenti. Quest’anno, il palcoscenico si è trasformato in una vetrina di stile: troviamo minimalismi ricercati, eccessi ben ponderati, reminiscenze degli anni Sessanta, elementi western e alcuni esperimenti stilistici che hanno suscitatore reazioni miste tra il pubblico. Ecco le valutazioni su una selezione di look presentati nella prima serata: chi ha meritato un voto alto, chi ha bisogno di migliorare e chi ha sorpreso positivamente.
I padroni di casa: eleganza senza strappi
Carlo Conti apre la serata mostrando una padronanza totale del palco. Indossa uno smoking blu notte di Stefano Ricci, con revers in raso e una linea impeccabile. La scelta di non esagerare, mantenendo uno stile sobrio e tradizionale, risulta efficace. Voto: 8. La sua coerenza rappresenta una vera forma di eleganza.
Laura Pausini opta per tre abiti differenti, tutti firmati Giorgio Armani, interpretando la femminilità in modi distintivi. Con abiti in velluto nero, silhouette strutturate e gioielli eleganti ma non invadenti, riesce a dialogare perfettamente con l’atmosfera del palco. Voto: 8. È solida e magnetica nella sua presenza.
Ditonellapiaga in DSquared2: ironia e nostalgia fuori sincrono
La sua gonna a palloncino rosa, il corpetto nero, i décolleté con fiocchi e una t-shirt con la scritta “Che fastidio!” vogliono giocare sull’estetica pop, reinterpretando il concetto di Barbie in chiave umoristica. Tuttavia, l’insieme sembra un po’ datato, come se fosse in ritardo rispetto ai trend attuali. Voto: 5.5. Sebbene ci sia personalità, la realizzazione complessiva non convince pienamente.
Dargen D’Amico: il caso parquet
Il suo look, caratterizzato da occhiali scuri simili a mascherine e un completo ispirato a un kimono doppiopetto, ha generato molte discussioni. Il richiamo al parquet di casa è evidente, ma sul palco dell’Ariston risulta piuttosto straniante. L’idea appare predominante rispetto all’estetica finale. Voto: 4. Coraggioso, ma poco chiaro.
Can Yaman: il fascino non basta
Ospite internazionale dalla forte presenza scenica, sfoggia una camicia sbottonata e un abito nero che valorizza il suo fisico. Tuttavia, il suo look sembra focalizzarsi più sull’impatto visivo, trascurando la ricerca stilistica. Voto: 5.5. Carisma indiscutibile, ma poca attenzione alla moda.
Arisa: l’apparizione
Ed ecco arrivare Arisa, in un abito bianco di Des_Phemmes by Salvo Rizza, decorato con oltre mille gocce di cristallo chiffon. La linea fluida e il movimento elegante, insieme ai suoi capelli sciolti che richiamano l’Old Hollywood, creano un look incantevole e curato nei minimi dettagli. Voto: 9. È divina, senza alcun dubbio.
Luchè: minimalismo controllato
Indossando una camicia e cravatta in velluto, Luchè presenta un’eleganza urbana priva di fronzoli. Pur non cercando il plauso facile, potrebbe beneficiare di un elemento distintivo che renda il suo look più memorabile. Voto: 6-. Corretta, ma poco audace.
Tommaso Paradiso: tra comfort e red carpet
Con un completo beige e nero di Emporio Armani abbinato a una t-shirt bianca, crea un mix tra casual e formale che non riesce a trovare una vera identità. Sebbene l’intento di alleggerire il look sia interessante, non soddisfa le aspettative sul palco dell’Ariston. Voto: 5.5. Una proposta moderna, ma poco incisiva.
Elettra Lamborghini: barocco contemporaneo
In un abito nero con corpetto ricamato e dettagli dorati, Elettra conserva un’estetica potente e riconoscibile, che si adatta perfettamente alla sua immagine pubblica. Anche se manca un elemento sorpresa, la sua presenza riesce comunque ad affermarsi. Voto: 5. Sicura, ma non innovativa.
Patty Pravo e Samurai Jay: due mondi, stessa solidità
Patty Pravo, con un abito nero dalle linee semplici e iconiche, dimostra che non ha bisogno di esagerare; è il suo nome che parla per lei. Samurai Jay opta per un total black arricchito da una spilla gioiello, combinando essenzialità e cura del dettaglio. Voto: 7 per entrambi. Coerenza e controllo.
J-Ax: western in versione urbana
Con cappello, stivali e bolo tie, J-Ax reinterpreta un look country in chiave urbana. Sebbene l’idea sia audace, il confine tra citazione stilistica e costume è sottile e viene superato con troppa facilità. Voto: 4.5. Provocativo, ma poco armonico.
Fulminacci: oversize e simboli
Optando per un completo grigio oversize di AMI Paris, con una cravatta viola come tocco distintivo, Fulminacci offre un’idea narrativa dietro il suo look, anche se non sempre le proporzioni funzionano. Voto: 6. Coraggioso, ma non completamente riuscito.
Levante: cristalli e rigore
Con microcristalli e una silhouette aderente, Levante esprime eleganza luminosa. Il richiamo all’alta moda internazionale è evidente, con ogni dettaglio al suo posto. Voto: 8.5. Raffinata e scenica.
Gli altri: tra conferme e tentativi
Ermal Meta propone un look boho-chic ricercato, ottenendo un voto di 8.5.
Serena Brancale sceglie un’eleganza quasi regale, raggiungendo un voto di 7.5.
Malika Ayane punta sulla semplicità sofisticata, con un punteggio di 7.5.
Sal Da Vinci resta su scelte classiche, ma poco incisive, con un voto di 6.
Enrico Nigiotti cerca di osare, ma il risultato è incompleto: voto 5.
Chiello sorprende con una giacca in pizzo e stivaletti, meritando un voto di 8.
Bambole di Pezza introducono un punk che, però, fatica a trovare un’identità forte, ricevendo un 5.
Maria Antonietta e Colombre evocano il pop degli anni Sessanta, risultando freschi e coerenti, con un voto di 7.
Leo Gassmann si distingue con un dandy moderno, elegante e misurato, ottenendo un 8.5.
Francesco Renga gioca con il velluto marrone di Canali, una scelta raffinata ma non sorprendente, con voto di 7.
LDA e Aka7even presentano una sintonia stilistica che, purtroppo, non lascia un segno profondo: voto 6.
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