Un film contestato: robin hood di ridley scott
Il film “Robin Hood”, diretto da RIDLEY SCOTT e uscito nel 2010, ha suscitato diverse critiche e controversie, sia da parte della stampa che del pubblico. Nonostante le elevate aspettative dovute alla collaborazione tra il regista e l’attore RUSSELL CROWE, il risultato finale non ha saputo entusiasmare. A distanza di anni, CROW ha rivelato le cause che hanno contribuito al suo insuccesso, portando a riflessioni interessanti sulla realizzazione del progetto.
Dopo il trionfo de “Il gladiatore”, il duo creativo formato da SCOTT e CROW ha tentato di ripetere il successo portando sul grande schermo la figura leggendaria del fuorilegge inglese. Tuttavia, le recensioni del film sono state per lo più negative, e il pubblico ha reagito in modo tiepido. RUSSELL CROWE ha recentemente commentato queste opinioni, condividendo alcune informazioni riguardo i problemi che hanno afflitto la produzione.
Le ragioni del flop: un montaggio ridotto
Nella sua analisi, CROW ha messo in luce un elemento cruciale: la versione cinematografica di “Robin Hood” ha subito un taglio significativo. Secondo le sue parole, “17 minuti sono stati tagliati” dalla versione finale, riducendo notevolmente il contenuto emotivo del film. Ha affermato che la visione originale, nota come il director’s cut, era quella che tutti speravano di vedere. CROW ha descritto quanto possa essere devastante la perdita di tempo prezioso in un film, sottolineando che un minuto può fare la differenza nell’impatto narrativo.
Questa rimozione di scene potrebbe aver influito negativamente sullo sviluppo dei personaggi e sulla trama complessiva, contribuendo così alla recezione negativa da parte del pubblico. CROW ha suggerito che, se gli spettatori avessero avuto accesso alla versione completa, avrebbero potuto apprezzare maggiormente la storia e le dinamiche tra i personaggi. La questione del montaggio evidenzia quanto sia vitale ogni singolo minuto di narrazione cinematografica.
Un’idea originale: la leggenda di robin hood
In ulteriori discutibili osservazioni, CROW ha anche rivelato che una delle idee originali del film, ovvero la concezione di ROBIN HOOD come un nome tramandato attraverso le generazioni anziché un singolo individuo, è stata sua. Questa interpretazione offre una prospettiva diversa sulla leggenda, suggerendo che il titolo di ROBIN HOOD rappresenti un’ideale collettivo piuttosto che un semplice protagonista. La volontà di sviluppare la storia in tre parti avrebbe permesso di esplorare ulteriormente questo concetto, rendendo il racconto ancora più ricco e complesso.
CROW ha spiegato che approfondire la storia di ROBIN HOOD lo ha portato a scoprire aspetti affascinanti delle sue radici, contribuendo così a un’interpretazione più profonda e articolata della figura leggendaria. Questo approccio alle origini del personaggio avrebbe reso il film non solo una semplice avventura, ma un vero e proprio viaggio attraverso la storia.
Considerazioni finali sull’accoglienza del film
RUSSELL CROWE non ha partecipato al sequel di “Il gladiatore”, in gran parte per il destino del suo personaggio nel primo film. La sua assenza è stata spesso oggetto di discussione, specialmente considerando che ha espresso critiche verso le decisioni creative prese per il nuovo capitolo. Pur essendo un occasione per rielaborare il mito di ROBIN HOOD, le difficoltà incontrate durante la produzione rimangono un tema rilevante nel dibattito sul film e sul suo messaggio.
Per coloro che desiderano esplorare la versione completa, il director’s cut di “Robin Hood” è disponibile per l’acquisto in formato digitale e include scene aggiuntive che offrono uno sguardo più dettagliato sulla storia, compreso un sviluppo maggiore del personaggio di MARIAN, interpretato da CATE BLANCHETT.
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