Roberto Scorza è un attore che si distingue per la sua capacità di entrare nei personaggi con una profondità unica, evitando ostentazioni e cercando sempre l’essenza autentica di ciò che deve interpretare. In occasione della sua partecipazione alla serie di Rai 1 “L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro”, Scorza ci offre uno spaccato della sua filosofia artistica e del lavoro che ha affrontato per portare in vita il suo personaggio, Garcia, un esperto di identikit nella lotta contro la mafia.
Un attore che scava nella verità
Roberto Scorza è l’incarnazione di un attore che non cerca il clamore, ma piuttosto la verità in ogni scena. La sua interpretazione è caratterizzata da una presenza silenziosa e intensa, frutto di un lungo periodo di osservazione e studio. Non si tratta solo di recitare, ma di costruire un legame autentico con il personaggio, come nel caso di Garcia, dove ogni dettaglio della sua espressione è frutto di una ricerca meticolosa. Scorza lavora per sottrazione, rifiutando le trappole dell’eccesso emotivo. Ogni gesto, ogni pausa, ogni sguardo sono studiati attentamente, creando un’intesa profonda fra attore e pubblico. La sua formazione è avvenuta non solo attraverso le accademie, ma in modo pratico e reale, immergendosi nella quotidianità e nelle esperienze di vita.
Il legame tra realtà e rappresentazione
Affrontare un personaggio ispirato a una storia vera comporta una maggiore responsabilità. Scorza sottolinea quanto sia stato significativo il suo incontro con i veri uomini del ROS, che hanno contribuito all’operazione di cattura di Matteo Messina Denaro. Attraverso questo incontro, ha compreso il peso del suo ruolo e l’importanza di rendere omaggio a coloro che hanno vissuto esperienze drammatiche e decisive. Scorza ricorda con emozione il momento in cui il vero Garcia lo ha riconosciuto, vedendo in lui una rappresentazione accurata di se stesso. Questa connessione diretta con la realtà ha reso il suo lavoro ancora più prezioso, trasformando la sua interpretazione in un atto di rispetto verso chi ha sofferto e lottato contro la mafia.
Le parole chiave: condivisione, ossessione e legalità
Nel corso dell’intervista, Scorza si sofferma su tre parole che definiscono non solo la serie, ma anche la sua visione del lavoro: condivisione, ossessione e legalità. Per lui, la condivisione è essenziale, soprattutto in un contesto di lavoro di squadra come quello del set. L’esperienza condivisa con colleghi del calibro di Lino Guanciale e Levante ha creato una rete di supporto fondamentale. La figura di Garcia emerge in un contesto relazionale forte, dove l’umanità al di là delle uniformi viene valorizzata.
Riguardo l’ossessione, Scorza la descrive come una dedizione totale al mestiere. La sua passione per la recitazione è stata alimentata sin dall’adolescenza, quando ha capito che l’arte gli permetteva di esprimersi e connettersi con il mondo. Questa dedizione traspare nel modo in cui prepara i ruoli, studia ogni dettaglio e si immerse completamente nella psicologia dei personaggi.
Infine, la questione della legalità. Cresciuto in un contesto familiare che metteva in primo piano il rispetto delle regole, Scorza ha sempre sentito la legalità come un’opportunità piuttosto che un vincolo. La sua carriera lo ha portato ad indagare il significato profondo di questo concetto, specialmente mentre interpreta ruoli legati alle forze dell’ordine, riflettendo così sull’etica e sui valori che costituiscono la base della società.
Il delicato equilibrio tra sensibilità e professionalità
Nonostante le sfide che ha affrontato, come la sua condizione parziale all’udito, Scorza parla della sua esperienza come parte integrante della sua identità. Viene da una famiglia con una storia particolare, e questo fattore ha influenzato profondamente il suo approccio all’arte. La sensibilità è un tratto distintivo non solo della sua personalità, ma anche della sua carriera artistica. Scorza crede che un artista debba essere in grado di trasmettere emozioni genuine; e questo richiede una vulnerabilità che spesso viene considerata un punto di forza, piuttosto che un limite.
Questa sensibilità si riflette anche nei suoi legami familiari. Ha recentemente collaborato a un cortometraggio con suo padre, esplorando storie significative e creando un dialogo intergenerazionale. Attraverso il cinema e l’arte, Scorza cerca di dare voce a esperienze personali e collettive, usando la sua piattaforma per affrontare questioni di identità e appartenenza.
Un futuro in continua evoluzione
Scorza sogna di continuare a lavorare nel cinema in modo autentico, esplorando nuove storie e personaggi che possano arricchire la sua vita e quella degli altri. La sua ambizione è di vivere pienamente il processo creativo, trascorrendo ogni giorno a studiare e approfondire le sue capacità artistiche. L’arte, per lui, rappresenta una fuga da una realtà che può essere opprimente. Crede fermamente che ogni progetto che intraprende possa diventare un viaggio non solo per lo spettatore, ma anche per se stesso.
Malgrado le sfide relative alla sua condizione di salute, Roberto Scorza continua a percorrere sentieri nuovi e inaspettati, affrontando ogni giorno con la determinazione di essere presente, autentico e impegnato nel suo mestiere. Con un occhio alla tradizione e uno all’innovazione, Scorza si conferma un artista in grado di raccontare storie profonde, toccando le corde più sensibili dell’animo umano.
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