Paolo Del Debbio, noto conduttore di Rete 4, ha espresso il suo dissenso riguardo alla lettera inviata da Carmelo Cinturrino, assistente capo della polizia, dalla prigione. La missiva si rivolge alla famiglia di Abderrahim Mansouri, un giovane di 28 anni che, secondo le accuse, sarebbe stato ucciso da Cinturrino durante un’operazione antidroga a Rogoredo. Le critiche di Del Debbio non si sono concentrate solo sull’omicidio, ma anche sui comportamenti discutibili del poliziotto, che stanno emergendo dalle testimonianze di alcuni colleghi.
Del Debbio ha definito Cinturrino “infame”, in particolare per la sua affermazione di essere un “onesto servitore dello Stato”, sostenuta con prove di riconoscimenti ricevuti nel corso della carriera. Il conduttore ha evidenziato che richiedere perdono è comprensibile, ma ha aggiunto che è “un po’ presto” per farlo, dato il contesto attuale delle accuse e delle indagini in corso.
Cinturrino è sotto accusa non solo per l’omicidio di Mansouri, ma anche per altri reati gravi, inclusi dei presunti legami con il crimine organizzato nella zona di Corvetto, dove operava. Le testimonianze raccolte suggeriscono che avrebbe chiesto denaro agli spacciatori nordafricani e offerto protezione ai narcotrafficanti italiani. È inoltre accusato di aver usato violenza nei confronti di tossicodipendenti, addirittura impiegando un martello come arma contro alcune vittime.
Le reazioni all’interno della comunità sono state forti, specialmente tra i familiari della vittima. Gli avvocati della famiglia di Mansouri hanno espresso la loro indignazione per il linguaggio della lettera di Cinturrino, in particolare per la sua definizione dell’omicidio e della successiva messinscena come “un errore”. I legali hanno sottolineato che la vita umana non può essere ridotta a una semplice svista.
I dettagli sulla condotta di Cinturrino hanno destato preoccupazione anche tra alcuni membri del Governo, che in precedenza avevano difeso il poliziotto, sostenendo la tesi della legittima difesa. Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha dovuto rivedere le sue dichiarazioni. Ha affermato che le opinioni devono evolversi con l’emergere di nuove evidenze e che è essenziale riconoscere che la polizia ha fatto progressi nell’indagine, portando alla luce elementi che inizialmente non erano considerati.
Il caso ha suscitato un ampio dibattito sull’etica e sull’integrità all’interno delle forze di polizia, con molti che chiedono maggiore trasparenza e responsabilità. Mentre le indagini continuano, il futuro di Cinturrino resta incerto, e le testimonianze di colleghi e abitanti della zona continueranno a influenzare l’opinione pubblica e le decisioni legali.
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