Italia: messa in discussione la tesi ufficiale sulla morte di Pasolini

Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini, scrittore, regista e inquietante figura intellettuale dell’Italia degli “anni di piombo”, fu assassinato a Ostia, un quartiere del litorale romano. Secondo la versione ufficiale, fu ucciso da una prostituta diciassettenne nota come “La Grenouille” che accusò Pasolini di tentato stupro. In prima istanza fu condannato per omicidio in concorso con ignoti, ma in appello divenne l’unico colpevole.

La commissione antimafia ora dice che non basta accontentarsi di questo singolo crimine sessuale, a cui nessuno crede perché l’indagine è stata totalmente pasticciata. Molti giornalisti, scrittori e registi ne hanno scritto. La Commissione antimafia ha intervistato un mafioso, un membro della Banda della Magliana, la mafia più pericolosa di Roma, nata all’epoca dell’assassinio di Pasolini, e quest’uomo, ma anche altri (un editore, un poliziotto dell’epoca), sostengono che Pasolini fu attirato in una trappola per essere ucciso. “Un organo parlamentare con un potere quasi pari a quello della magistratura scrive nero su bianco che con i nuovi elementi in suo possesso si può parlare di trappola”, afferma la giornalista investigativa Simona Zecchi, autrice di due libri sul caso.

L’omicidio di Pasolini potrebbe essere legato al furto delle pellicole originali di alcune scene del suo ultimo film, Salò o le 120 giornate di Sodoma. Un film a cui era talmente affezionato da recarsi a Ostia per riprendersi le bobine. Si tratterebbe quindi di un omicidio premeditato.

Verso una riapertura delle indagini?

La Commissione antimafia della nuova legislatura potrebbe istituire una nuova commissione d’inchiesta, con poteri consistenti. Uno degli avvocati della famiglia Pasolini chiede la riapertura delle indagini e ha lanciato una petizione online. Questo perché si avvicina alla tesi sostenuta da molti: si voleva mettere a tacere Pasolini, il sovversivo che denunciava i compromessi dei politici al potere, i democristiani, con i neofascisti, responsabili degli attentati degli anni di piombo, quel periodo di estrema tensione in Italia.

Un avvocato delle parti civili all’epoca del processo, Guido Calvi, ritiene che forse non sappiamo chi ha ucciso Pasolini: “Ho sempre sostenuto che si è trattato di un omicidio politico, nel senso più alto del termine. Hanno ucciso un uomo, un dissidente, che non doveva più scrivere né parlare”. Pasolini ha scritto che sapeva. Sapeva ed è morto!