Il fascino dei videogiochi e il lavoro dei mangaka
Negli anni ’90, i mangaka giapponesi si trovavano ad affrontare una sfida inusuale: le scadenze editoriali rischiavano di essere compromesse dalla popolarità travolgente dei JRPG, i giochi di ruolo giapponesi. Tra questi, uno degli esempi più emblematici è quello di EIICHIRO ODA, il creatore di One Piece, che confessò di aver quasi fallito un’importante scadenza a causa della sua passione per Final Fantasy VIII. Questo racconto mette in luce il potere culturale che i videogiochi avevano all’epoca e la dedizione dei mangaka, spesso costretti a confrontarsi con tempistiche serrate e distrazioni irresistibili.
Quando un gioco diventa un ostacolo creativo
All’inizio del 1999, mentre stava lavorando al suo celebre manga, EIICHIRO ODA si trovò in una situazione delicata. One Piece era ancora un’opera in fase di crescita e stava attraversando l’arco narrativo di ARLONG PARK. Le sue parole rivelavano la vera lotta interna di un artista impegnato: il suo dileggio non risiedeva nella mole di lavoro, ma nel videogioco che lo assorbiva completamente. Con un tono di sincerità, spiegò come il gioco di Final Fantasy lo avesse completamente rapito, tanto da spingerlo a trovare soluzioni discutibili per mantenere il suo impegno professionale.
Nel suo racconto, ODA dichiarò che la sua strategia per affrontare la tentazione sarebbe stata quella di giocare incessantemente fino a completare il videogioco. Una scelta che, da un punto di vista razionale, potrebbe sembrare poco saggia, dato che avrebbe compromesso le sue ore di sonno, ma per un appassionato di videogiochi appariva come la soluzione più logica. La domanda rimane: riuscì davvero a rispettare la scadenza? Non è noto, ma il fatto che One Piece continuò a essere pubblicato dimostra che OVVIAMENTE trovò un modo per bilanciare il suo amore per il gioco e le sue responsabilità professionali.
Il contesto culturale dei JRPG in Giappone
Questo aneddoto non fa altro che testimoniare il potere e l’impatto di Final Fantasy in Giappone. Nel 1999, FINAL FANTASY VIII era un evento culturale di portata eccezionale. Il gioco aveva già accumulato milioni di preordini prima del lancio e le vendite iniziali furono strabilianti. Per un mangaka come ODA, essere tra i fan del gioco era praticamente inevitabile, considerando la simbiosi esistente tra il mondo dei manga e quello dei JRPG in quel periodo. Altri autori famosi, come AKIRA TORIYAMA, collaboravano con titoli di grande successo come DRAGON QUEST, evidenziando quanto i due universi fossero intrecciati.
L’aneddoto di ODA rivela anche quanto fosse forte l’attrattiva di quei giochi, al punto da influenzare anche chi aveva il compito di creare storie e personaggi per il pubblico. Anche se oggi potrebbero sembrare strane le antiche obiezioni di un autore affermato che si lasciava facilmente distrarre da un videogioco, all’epoca era un’illusione comune che qualsiasi fan del genere poteva comprendere. Mentre i lettori leggevano avidamente le avventure di Luffy e compagni, gli autori stessi immersi nei loro mondi fantastici si ritrovavano a combattere con le stesse tentazioni.
Conclusione di un racconto di passione e dedizione
In definitiva, la storia di EIICHIRO ODA e la sua connessione con Final Fantasy VIII non è solo un aneddoto umoristico, ma un riflesso del clima culturale dell’epoca. I limiti del tempo e le influenze esterne non hanno fermato la creatività di ODA, che è riuscito a superare l’ostacolo e continuare a incantare lettori di generazioni successive. One Piece non ha subito interruzioni, e la carriera di ODA non è stata danneggiata dalla sua passione per i videogiochi. Questo episodio ci ricorda che a volte è sufficiente mettere da parte il controller e tornare a concentrarsi sul proprio obiettivo, proprio come ha fatto il maestro nel suo viaggio verso la creazione di un capolavoro.
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