Controversie intorno al documentario su Melania Trump
Il film documentario dedicato a Melania Trump ha suscitato un acceso dibattito sin dalla sua uscita nelle sale il 30 gennaio. Prodotto da Amazon MGM Studios con un budget che supera i 75 milioni di dollari, inclusi costi di produzione e marketing, il progetto ha attirato critiche e polemiche sin dai primi annunci.
Al centro della controversia vi è una questione legata ai diritti musicali. Infatti, una parte della colonna sonora realizzata da Jonny Greenwood per il film “Il Filo Nascosto” sarebbe stata utilizzata nel documentario senza le dovute autorizzazioni. Questo fatto ha sollevato interrogativi sul rispetto dei diritti d’autore e sull’etica del processo creativo. Jonny Greenwood, noto anche per il suo ruolo come chitarrista dei Radiohead, ha deciso di prendere posizione, richiedendo la rimozione del brano musicale in questione.
Le reazioni degli autori e le richieste di rimozione
La polemica è stata alimentata dalle dichiarazioni del regista Paul Thomas Anderson e di Greenwood stesso, i quali hanno affermato che l’utilizzo del brano musicale era avvenuto senza il loro consenso. In un comunicato ufficiale, hanno spiegato: “È giunto alla nostra attenzione che un brano musicale de ‘Il Filo Nascosto’ è stato utilizzato nel documentario ‘Melania’”. Questo ha evidenziato la mancanza di consultazione da parte della Universal, che ha infranto l’accordo contrattuale stipulato con Greenwood, creando un precedente preoccupante nel mondo della musica e del cinema.
Anderson e Greenwood hanno quindi richiesto ufficialmente che il brano fosse rimosso dalla pellicola, sottolineando la necessità di rispettare i diritti degli artisti e la loro creatività . Questa situazione ha acceso un dibattito più ampio sui diritti d’autore nel settore cinematografico, in particolare riguardo all’uso di opere già esistenti in progetti nuovi e potenzialmente controversi.
I risultati al box office e il costo della produzione
Nonostante le polemiche, il documentario ha registrato un incasso di 13,35 milioni di dollari sul mercato interno dopo due settimane di programmazione. Questo risultato, sebbene notevole per un documentario, è particolarmente sorprendente considerando i costi enormi associati al progetto. La spesa di 40 milioni di dollari per l’acquisto dei diritti del film e ulteriori 35 milioni per la campagna di marketing rappresentano investimenti enormi, specialmente in un genere che raramente genera profitti significativi al botteghino.
La somma investita per “Melania” è la più alta mai spesa per un documentario, il che porta a interrogarsi sull’effettivo potenziale commerciale di opere simili. Tradizionalmente, i documentari non sono considerati un’alternativa profittevole rispetto ai film commerciali, ma questo caso specifico potrebbe segnare un cambiamento di rotta o rafforzare l’idea che tali produzioni debbano essere trattate con la stessa serietà delle opere di fiction.
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