Marco D’Amore racconta il pregiudizio sul prequel di Gomorra e l’origine di Pietro Savastano

Marco D’Amore ha dedicato una parte significativa della sua carriera e della sua vita a “Gomorra”, un fenomeno che ha segnato profondamente il panorama televisivo italiano. Con il suo personaggio di Ciro di Marzio, D’Amore ha conquistato il pubblico, ma ora si prepara a un nuovo capitolo della sua avventura artistica: “Gomorra – Le origini”, un prequel che debutterà il 9 gennaio su Sky e Now. Il regista non solo dirige i primi quattro episodi, ma ha collaborato alla scrittura con Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli.

Le radici della criminalità nel prequel

“Gomorra – Le origini” si propone di esplorare l’educazione criminale del giovane Pietro Savastano, interpretato da Luca Lubrano, in un contesto storico che risale alla Napoli degli anni ’70. Questo periodo è caratterizzato da profondi cambiamenti sociali ed economici, con la città segnata dal contrabbando di sigarette e dall’imminente diffusione dell’eroina. La narrazione si concentra su come questi elementi abbiano forgiato i destini dei protagonisti.

D’Amore ha rivelato di aver inizialmente nutrito dei dubbi sul fare un prequel, temendo di rivisitare percorsi già tracciati. Tuttavia, si è reso conto che la scrittura offriva spunti freschi e originali, permettendo di addentrarsi in una nuova dimensione narrativa. L’intenzione degli autori è quella di prendersi la responsabilità di raccontare una storia differente, dando così vita a situazioni e atmosfere mai esplorate prima.

La serie inizia nel 1977, in un bar di Secondigliano, dove un documentario in sottofondo commenta la drammatica realtà della gioventù locale, evidenziando quanto sia difficile per i ragazzi sognare un futuro sereno. D’Amore sottolinea l’importanza di rappresentare accuratamente le sfide che affrontano questi giovani, impegnati a crescere in un ambiente ostile.

I dilemmi esistenziali dei personaggi

Uno degli obiettivi principali di “Gomorra – Le origini” è quello di interrogarsi sulla formazione dell’identità di Pietro Savastano e sulla sua evoluzione in un mondo che offre poche speranze. D’Amore esprime la volontà di approfondire le domande esistenziali che sorgono in relazione ai ragazzi che vivono in contesti difficili, come possono essere quelli devastati dalla guerra o dalla povertà. Il regista riflette su ciò che potrebbe aver trasformato un giovane innocente in un uomo violento e spietato, lasciando aperti interrogativi piuttosto che fornire risposte definitive.

Il prequel si propone di accompagnare lo spettatore in un processo di scoperta e comprensione, invitandolo a riflettere sulle scelte che i personaggi compiono. D’Amore evidenzia come la narrazione non abbia l’intenzione di impartire lezioni di vita, ma piuttosto di stimolare una riflessione profonda su temi universali quali la violenza, l’ambizione e l’inevitabile impatto delle circostanze sociali sulle aspirazioni individuali.

In questo modo, “Gomorra – Le origini” non è solo un racconto di eventi passati, ma un’opportunità per esplorare la complessità della natura umana, invitando gli spettatori a confrontarsi con questioni morali e etiche che toccano la nostra società contemporanea.

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