Leonardo Caffo licenziato dall’Università dopo condanna per maltrattamenti, annuncia ricorso

Leonardo Caffo, noto filosofo e accademico, ha recentemente affrontato delle gravi conseguenze legate a un percorso giudiziario dovuto a maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna Carola Provenzano. La sua situazione ha attirato l’attenzione dei media e del pubblico, non solo per le accuse mosse contro di lui, ma anche per la decisione dell’Università di Milano di interrompere il suo contratto di lavoro.

Un percorso giudiziario complesso

Il mese scorso, Caffo ha concluso il suo iter legale accettando di rinunciare all’appello riguardante la condanna per maltrattamenti. La sua ammissione di colpevolezza è stata accompagnata dalla volontà di intraprendere un percorso di recupero destinato agli uomini che commettono violenze. Nonostante ciò, il filosofo ha subito significative ripercussioni sulla sua carriera accademica. Il dipartimento di Estetica dell’Università di Milano ha deciso di licenziarlo, una mossa che ha suscitato scalpore e dibattito.

Dopo aver conseguito la laurea e il dottorato in Filosofia, Caffo si è affermato come divulgatore e scrittore, oltre a dedicarsi all’insegnamento. La sua carriera accademica è stata contraddistinta da ruoli di rilievo, come quello di docente di Ontologia della progettazione presso il Politecnico di Torino dal 2017 al 2020.

Le conseguenze professionali

In seguito a un concorso nazionale, Caffo era diventato Professore di Estetica dei Media alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Tuttavia, il 26 febbraio, in un comunicato ufficiale, gli è stato notificato il licenziamento. Preziose opportunità professionali si sono trasformate rapidamente in incertezze, con la notizia che lo ha colto di sorpresa e amarezza.

Caffo ha espresso il suo disappunto per quella che considera una reazione eccessiva da parte dell’istituzione educativa, definendo il provvedimento contrario ai principi di rieducazione previsti dalla Costituzione Italiana. Sostiene che non dovrebbe essere prevista una sanzione ulteriore per atti già giudicati in sede penale, poiché questo atteggiamento non favorisce il reinserimento sociale, ma piuttosto porta alla stigmatizzazione e alla “gogna mediatica”.

Accuse e difese davanti ai media

In varie interviste, Caffo ha dichiarato di sentirsi innocente e ha criticato l’approccio mediatico che amplifica il suo caso. Ha sottolineato come la sua fedina penale sia pulita e ha lamentato l’assenza di una comprensione adeguata delle dinamiche di recupero. Secondo lui, la società tende a privilegiare punizioni dure rispetto all’opportunità di riammettere individui che hanno riconosciuto i propri errori.

Caffo ha fatto riferimento anche a un episodio controverso avvenuto nel luglio 2022, quando la sua ex compagna lo ha denunciato per maltrattamenti, accusandolo di diverse forme di violenza. Nel 2024, è stato dichiarato colpevole di maltrattamenti aggravati e lesioni gravi, risultando così condannato a una pena detentiva di quattro anni, unitamente a una multa e a un divieto di esercitare funzioni pubbliche per cinque anni.

Per evitare l’esecuzione della pena, Caffo ha successivamente avviato un concordato in appello, accettando di partecipare a un programma psico-educativo. Questo accordo prevede anche la revoca della parte civile da parte della sua ex compagna, la sospensione della pena e la cancellazione di ogni menzione nella sua fedina penale, aprendo la strada per un possibile reinserimento nella vita sociale e lavorativa.

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