Gomorra – Le origini, Marco D’Amore e Luca Lubrano raccontano la loro esperienza in video

Un viaggio nella Napoli degli anni ’70

Il prequel di Gomorra si immerge negli anni ’70 a Napoli, un periodo ricco di storie e trasformazioni. Marco D’Amore e Luca Lubrano, rispettivamente regista e protagonista della serie, raccontano l’esperienza di lavoro su questo affascinante progetto. La serie, attesa da molti, debutterà il 9 gennaio su Sky e in streaming su NOW, portando gli spettatori in un’epoca vibrante e complessa.

Una delle sfide più grandi che i prequel affrontano è la conoscenza anticipata del destino dei personaggi. Questo elemento è particolarmente presente in Gomorra – Le origini, dove i protagonisti sono già noti a chi ha seguito la serie madre. D’Amore esplica il suo desiderio che, nonostante il finale noto, gli spettatori possano sperare e vedere nei giovani protagonisti la possibilità di cambiamento nella loro vita.

Il percorso di Pietro Savastano

La storia di Pietro Savastano, interpretato nella sua versione giovane da Luca Lubrano, è centrale nel prequel. Gli episodi mostrano una nuova dimensione del personaggio, permettendo di esplorare le sue origini e le esperienze che lo hanno formato. D’Amore dichiara che il progetto è nato con l’intento di analizzare non solo i volti noti, ma anche il contesto che li ha plasmati, da Pietro a Imma e Scianel.

Abbattere il confine tra il passato e il futuro dei personaggi richiede un lavoro attento e profondo. Lubrano sottolinea come sia stato fondamentale studiare l’interpretazione di Fortunato Cerlino, senza mai cadere nell’imitazione. L’obiettivo era afferrare le sfumature e le diversità tra i due personaggi, garantendo che il giovane Pietro rimanesse coerente e riconoscibile, pur essendo un individuo a sé stante.

Entrare negli anni ’70: difficoltà e opportunità

Marco D’Amore e Luca Lubrano non hanno vissuto direttamente gli anni ’70, ma hanno saputo rendere credibile quell’epoca. Secondo D’Amore, l’approccio è stato facilitato da una ricca antologia cinematografica che ha esplorato questi anni, arricchita da opere di registi e giornalisti che hanno raccontato Napoli e le sue periferie. Questi materiali sono stati fondamentali per costruire una rappresentazione realistica della Napoli dell’epoca.

Lavorare con questo patrimonio audiovisivo ha permesso alla crew di definire i contorni del contesto storico in cui si muovono i personaggi, senza però renderlo vincolante. D’Amore ha spronato il cast a costruire una propria visione di quegli anni, creando una dimensione che cogliesse le peculiarità morali della città. Anche Lubrano ha trovato semplice entrare in sintonia con il periodo, evidenziando come fosse un’esperienza unica, che il cinema riesce a trasmettere in modi magici.

Frasi iconiche che restano nel cuore

Gomorra ha saputo entrare nel linguaggio e nella cultura popolare grazie a frasi e citazioni divenute celebri. D’Amore rivela che una delle sue frasi preferite è “sta senz pensier”, un mantra che, paradossalmente, sembra generare pensieri sempre più numerosi. Anche Lubrano ricorda con affetto una scena iconica in cui si parla di fiducia in modo diretto e incisivo.

Queste frasi non sono sempre state concepite per diventare memorabili, ma hanno trovato il loro posto nel cuore del pubblico. D’Amore commenta questa capacità di sintesi, attribuendola all’intelligenza degli spettatori, mentre entrambi gli artisti concordano sull’impossibilità di prevedere quali battute diventeranno tormentoni. Il pubblico avrà la sua parte nel determinare quali frasi colpiranno l’immaginario collettivo, creando un legame tra la serie e coloro che la guardano.

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