Nei recenti sviluppi del caso di Garlasco, la criminologa Roberta Bruzzone ha effettuato un sopralluogo nella villetta teatro del delitto avvenuto nel 2007. La vicenda ha suscitato un acceso dibattito, diventando oggetto di discussione nella trasmissione “Lo Stato delle cose”, condotta da Massimo Giletti, che ha manifestato dubbi sulla necessità di tale visita.
Roberta Bruzzone e il suo sopralluogo a Garlasco
Roberta Bruzzone è entrata nella villa dei Poggi, dove Chiara è stata tragicamente assassinata, come parte della trasmissione di Rete Quattro “Quarto Grado”. Durante il servizio trasmesso poco tempo fa, la criminologa ha analizzato in particolare la porta a soffietto presente nell’abitazione. Questo dettaglio è centrale nella ricostruzione fornita da Alberto Stasi, principale sospettato del delitto.
Bruzzone ha messo in evidenza che la porta non presenta impronte riconducibili a Stasi, il quale in precedenti dichiarazioni aveva affermato di averla aperta con difficoltà. Secondo la criminologa, la spiegazione si trova nella volontà di Stasi di giustificare potenziali tracce lasciate sulla porta durante la fase cruciale dell’evento, temendo che le sue impronte potessero essere rinvenute.
Il dibattito in trasmissione e le critiche di Massimo Giletti
Durante la puntata di “Lo Stato delle cose”, Massimo Giletti ha dedicato una parte significativa al caso di Garlasco, esprimendo le sue riserve riguardo al ruolo di Bruzzone. Il conduttore ha chiesto se la criminologa fosse realmente coinvolta come consulente per la famiglia Poggi, sottolineando l’importanza e la delicatezza del caso trattato. La risposta è giunta dalla giornalista Ilenia Petracalvina, che ha smentito l’ipotesi di un legame professionale tra Bruzzone e la famiglia.
Giletti ha altresì sollevato interrogativi sulle motivazioni che hanno spinto Bruzzone a visitare la scena del crimine, mettendo in evidenza l’importanza di verificare accuratamente le versioni testimoniate, soprattutto quando si tratta di dichiarazioni sensibili legate a un omicidio.
Le conclusioni di Bruzzone e le implicazioni legali
Al termine del sopralluogo, Roberta Bruzzone ha chiarito che la porta della cantina, oggetto di discussione, non ha mostrato segni di apertura da parte di Stasi. Ha ribadito che le condizioni dell’entrata erano rimaste invariate rispetto a quanto dichiarato dal sospettato, oggettando che i dialoghi della difesa potrebbero subire contraccolpi a seguito delle sue osservazioni. Bruzzone ha affermato che l’attività di verifica si è svolta con l’intento di confermare dettagli specifici e rendere evidente la verità.
La criminologa ha espresso preoccupazione per la reazione di Stasi e del suo team legale, anticipando che potrebbero benissimo avere una visione negativa della sua analisi. Le sue affermazioni, unite ai dati raccolti sul posto, potrebbero influenzare pesantemente l’andamento del processo in corso.
La situazione continua a rimanere sotto la lente d’ingrandimento, con il pubblico desideroso di sapere come lo sviluppo di questo caso delicato si evolverà nelle settimane a venire.
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