Nella recente trasmissione di Quarto Grado, andata in onda il 2 gennaio 2026, è emersa una nuova scoperta che potrebbe influenzare il caso dell’omicidio di Chiara Poggi. Una presunta impronta insanguinata è stata trovata all’ingresso della cantina della vittima, sollevando interrogativi e riprendendo gli sviluppi delle indagini sul delitto di Garlasco. Durante la puntata, esperti hanno analizzato in dettaglio l’importanza di questa traccia e le implicazioni che potrebbe avere sull’inchiesta.
Nuovi dettagli sulle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi
Nel corso della puntata di Quarto Grado, i conduttori hanno posto particolare attenzione sulla nuova impronta rinvenuta nella casa di Chiara Poggi. Questo elemento, che risulterebbe compatibile con la traccia nota come “impronta 33”, è emerso dopo una serie di analisi condotte da tecnici del RIS di Cagliari. L’impronta in questione è stata richiamata anche dalle recenti informazioni diffuse dal Tg1, secondo cui questa potrebbe essere stata originata da una scarpa. Gli esperti hanno ipotizzato che l’assassino potrebbe essere stato presente durante i momenti cruciali dell’evento fatale, suggerendo un possibile legame tra le due tracce.
La nuova analisi ha rivelato che la dinamica dell’aggressione si sarebbe articolata in diverse fasi, iniziando dal soggiorno e culminando in un tragico epilogo vicino alla cantina, dove sarebbe avvenuto l’ultimo colpo mortale. Una serie di segni presenti sui gradini è stata documentata nel 2007, ma in passato i periti non vi avevano attribuito sufficiente importanza, ritenendoli triviali.
Il dibattito tra esperti sull’impronta insanguinata
Durante il programma, le opinioni degli esperti sono state contrastanti. Grazia Longo ha subito messo in discussione la teoria del plurimo aggressore, affermando che esisterebbe un solo autore del crimine. Carmelo Abbate, invece, ha sostenuto che la nuova impronta insanguinata potrebbe effettivamente appartenere all’assassino, sottolineando che i risultati delle analisi precedenti potrebbero non aver rilevato tutte le tracce disponibili.
Roberta Bruzzone, presente in studio, ha stroncato le affermazioni di Abbate, affermando che la tipologia di segni rinvenuti non corrisponderebbe a quelli di scarpe già associate ad altri sospetti. Secondo la Bruzzone, ci sarebbero evidenze sufficienti per escludere che l’impronta parziale possa provenire dalla scarpa indicata come quella di Alberto Stasi. Abbate ha risposto, evidenziando la mancanza di impronte di Sempio in altre aree della casa, ponendo interrogativi sul suo coinvolgimento.
Le implicazioni legali e le prossime mosse della Procura
Le dichiarazioni della genetista Marina Baldi, che opera per la difesa di Andrea Sempio, hanno aggiunto un ulteriore strato di complessità al caso. Baldi sostiene che l’impronta non presenterebbe materiale biologico sufficiente a dimostrare il coinvolgimento di Sempio, ma la sua affermazione è stata contestata da Abbate, che ha messo in evidenza la discrepanza tra le testimonianze riguardanti le frequentazioni della vittima.
Recentemente, la Procura di Pavia ha reso noto che non sarà possibile proseguire con accertamenti biologici sull’impronta 33, in quanto i reperti raccolti non sarebbero più validi per le analisi. Questa decisione crea ulteriori ostacoli all’accertamento della verità e aggiunge pressione al già intricato caso.
L’attenzione rimane alta, mentre la vicenda di Chiara Poggi continua a svelare nuovi misteri e a stimolare il dibattito pubblico e mediatico. La ricerca della verità sembra essere ben lontana dalla conclusione, con esperti e avvocati pronti a seguire ogni nuovo sviluppo.
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