Emanuele Filiberto rivela: l’esilio dei Savoia violato più volte con incontri in Italia e politici.

Per lungo tempo, la questione legata all’esilio della famiglia Savoia è rimasta avvolta nel mistero, caratterizzata da rumor e mezze ammissioni. Recentemente, però, Emanuele Filiberto di Savoia ha deciso di fare chiarezza, rivelando che le restrizioni imposte dalla Costituzione repubblicana non sono state rispettate. Il principe ha affermato che lui e la sua famiglia sono entrati in Italia numerose volte, addirittura descrivendo episodi in cui i carabinieri li salutavano.

Un racconto d’altri tempi: l’aneddoto di Gustav Thöni

La recente dichiarazione di Emanuele Filiberto ha trovato ulteriore conferma in un aneddoto condiviso da Gustav Thöni, celebre sciatori italiano, il quale ha ricordato una visita ricevuta da Vittorio Emanuele di Savoia e Marina Doria nel suo hotel di Trafoi nel 1974. Questo episodio assume un significato particolare, in quanto Trafoi si trova sul suolo italiano e, all’epoca, ai membri maschi della Casa Savoia era vietato entrare nel Paese. Durante gli anni Settanta, la XIII disposizione transitoria della Costituzione, che sanzionava l’esilio della famiglia Savoia dopo il referendum del 1946, era ancora in vigore. Questo divieto rappresentava un importante simbolo della nuova Repubblica italiana e fu abolito ufficialmente solo nel 2002.

Emanuele Filiberto ha confermato il racconto di Thöni, sottolineando che non si è trattato di un episodio isolato. “Altro che una volta sola”, ha dichiarato, rivelando come lui stesso insieme a suo padre, Umberto II, abbia varcato il confine in diverse occasioni, visitando località italiane come la Valle d’Aosta, Torino e la Sardegna. Questi brevi viaggi includevano pranzi e cene, durante i quali erano presenti piatti tipici e occasionalmente anche politici, che però il principe ha preferito non nominare.

Un’irregolarità accettata: il saluto dei carabinieri

Quando gli è stato chiesto riguardo ai controlli durante queste visite, Emanuele Filiberto ha risposto in modo sorprendentemente semplice. “I carabinieri salutavano. Proprio il saluto militare”, ha detto, descrivendo scene di convivialità e incontri informali con diversi ospiti. Tra i ricordi più vividi, il principe ha menzionato cene in cui è stata servita la bagna cauda, un piatto tradizionale della cucina piemontese.

Il racconto di Emanuele Filiberto si è spinto oltre, rivelando che suo padre, Vittorio Emanuele, aveva persino sorvolato l’Italia insieme a Umberto II partendo da Ginevra. L’aereo passò sopra Torino e Racconigi a bassa quota, ma non potevano atterrare. Nonostante ciò, la vista di quei luoghi rappresentò un momento emozionante per il nonno del principe.

Secondo le parole di Emanuele Filiberto, esistono delle ingiustizie alla base di queste storie. “I nostri diritti erano già stati calpestati”, ha affermato, richiamando l’attenzione su come la Corte europea avesse riconosciuto questi aspetti.

Le conseguenze legali dell’esilio

Sotto il profilo legale, la questione appare complessa. Il costituzionalista Mario Bertolissi ha ricordato che la normativa dell’epoca era chiara: i membri della famiglia Savoia che fossero stati intercettati avrebbero dovuto essere espulsi. Tuttavia, nella pratica, questa disposizione venne ben presto tollerata, perdendo così gran parte della sua efficacia.

La legge cambió nel 2002, annullando formalmente l’esilio dei Savoia e consentendo il loro ritorno in Italia. Il 15 marzo 2003, un aereo atterrò a Napoli, dando il via a una serie di applausi e controversie mediatiche. Questo evento segnò la fine ufficiale della loro assenza dal Paese dopo un lungo periodo di 57 anni, purtroppo già caratterizzato da numerosi “strappi” alle regole pre-esistenti prima di quella data, come dimostrano i racconti emersi nel corso degli anni.

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