Dargen D’Amico risponde al Codacons sull’accusa di pubblicità occulta per Aperol a Sanremo

Il mondo della musica è spesso al centro di polemiche, e il recente passaggio di Dargen D’Amico sul palco del festival di Sanremo non ha fatto eccezione. L’artista ha suscitato l’interesse dell’opinione pubblica con il suo fiore arancione, che ha attirato l’attenzione dell’associazione dei consumatori Codacons, pronta a presentare un esposto all’Agcom.

La polemica del fiore arancione di Dargen D’Amico

Nell’ultima edizione di Sanremo, il cantante Dargen D’Amico è apparso sul palco con un fiore arancione, un gesto che ha sollevato un vespaio di polemiche. Il Codacons ha deciso di intervenire, affermando che il fiore potrebbe essere interpretato come una forma di pubblicità occulta legata al gioco del Fantasanremo, sponsorizzato da Aperol. Questo tipo di sponsorship è stato oggetto di attenzione, considerando che le normative consentono pratiche di questo tipo solo se debitamente segnalate e contrattualizzate.

L’associazione ha richiesto all’Agcom di indagare per stabilire se la presenza del fiore potesse configurarsi come pubblicità non dichiarata. La questione si fa ancora più interessante considerando le regole del regolamento Rai in vigore quest’anno, che richiederebbero una trasparenza totale sugli accordi commerciali tra artisti e marchi.

Dargen, dal canto suo, ha reagito alle accuse con fermezza, spiegando in conferenza stampa di non avere alcun legame con Aperol, né di aver sottoscritto contratti pubblicitari con l’azienda. Ha chiarito che sul palco non c’era alcun logo né branding evidente, avvalendosi di una posizione difensiva rispetto alle insinuazioni sollevate.

Le dichiarazioni di Dargen e il contesto della polemica

All’indomani delle accuse, Dargen D’Amico ha voluto esprimere il suo rifiuto di far parte di un meccanismo pubblicitario inappropriato. Durante una conferenza stampa, ha ribadito la sua estraneità alla questione, evidenziando che “non c’era un logo, nessun brand” visibile. Il cantante ha insistito nel far notare che non esiste nessun rapporto commerciale con Aperol e che la sua presenza sul palco non avrebbe dovuto essere interpretata come un tentativo di promozione.

Le sue parole hanno messo in evidenza una crescente frustrazione nei confronti delle aspettative che i media e il pubblico hanno a riguardo degli artisti. Ha ironizzato sul fatto che i fiori possano diventare proprietà privata di aziende, lamentando come queste critiche possano distorcere l’immagine degli artisti. Dargen ha anche detto di essere dispiaciuto per l’immagine che potrebbe dare di sé, affermando che Aperol non rappresenta affatto il suo stile o le sue preferenze.

Questa situazione riporta alla luce una problematica frequentemente discussa nel contesto del festival: la linea sottile tra promozione e pubbicità occulta. Da qualche anno, infatti, il Fantasanremo ha visto diversi sponsor legarsi a specifici bonus e premi, e l’intensificarsi di dinamiche pubblicitarie ingegnose solleva interrogativi legittimi sulla trasparenza delle pratiche pubblicitarie.

Il rapporto tra Sanremo e la pubblicità

La questione della pubbicità al festival di Sanremo non è nuova. In passato, altri artisti sono stati coinvolti in polemiche simili. Nel 2024, l’attore John Travolta era stato criticato per aver indossato scarpe di un marchio italiano durante la sua apparizione al festival. Anche in quel caso, l’Agcom aveva sanzionato la Rai per violazione delle normative pubblicitarie.

Il festival di Sanremo ha una lunga storia di interazioni tra arte e commercio, con marchi che cercano costantemente di associare la propria immagine a eventi di grande visibilità. Tuttavia, è fondamentale mantenere una distinzione chiara tra l’arte e le sponsorizzazioni, per evitare di confondere il pubblico.

Aperol, in particolare, ha utilizzato l’immagine del fiore arancione attraverso i propri canali social, alimentando ulteriormente le controversie. Tuttavia, ciò che rimane chiaro è il potere che queste campagne pubblicitarie possono esercitare sulle performance artistiche e sulla percezione del pubblico. Al momento, la questione resta aperta e l’attenzione si concentra sulle decisioni future riguardo all’equilibrio tra espressione artistica e interessi commerciali.

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