Gabriele Silvestri
GIORNALISTA
Giornalista pubblicista, esperto di media, scrive di cronaca, politica e attualità. Laureato in comunicazione alla Sapienza, si è affermato come autore e conduttore di TG e programmi giornalistici. Collabora con diverse redazioni online, emittenti televisive e radiofoniche.
Conflitto in diretta a “Lo Stato delle Cose”
Un acceso dibattito ha animato l’ultima puntata del programma “Lo Stato delle Cose”, dove il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, e il giornalista svizzero Marco Bazzi si sono confrontati riguardo alla gestione giudiziaria della tragica vicenda di Crans-Montana. La discussione ha evidenziato profonde divergenze sulle responsabilità legate al rilascio dei coniugi Moretti, accusati di aver causato la morte di 40 minorenni in un incendio.
Durante il confronto, Cerno ha messo in discussione l’efficacia del sistema giudiziario elvetico, sottolineando come in una situazione normale, dopo una tragedia così devastante, le persone coinvolte dovrebbero rimanere in custodia in attesa del processo. Ha criticato il fatto che i Moretti siano stati rimessi in libertà dietro il pagamento di una cauzione, insinuando che ci sia troppo spazio per l’impunità in Svizzera.
Bazzi, d’altro canto, ha tentato di difendere le pratiche legali elvetiche, sostenendo che il sistema prevede un giorno di apertura al dibattito e una mole di garanzie per i diritti individuali, che possono apparire discutibili in casi estremi ma che sono alla base della procedura giudiziaria elvetica.
Le accuse di Cerno sul sistema svizzero
Cerno ha accusato il sistema di giustizia svizzero di essere un paravento che facilita l’impunità. La sua retorica si è intensificata quando ha chiesto se fosse davvero possibile che in Europa esistesse un luogo dove fosse consentito di causare una tragedia così grande senza che venisse identificato alcun colpevole. Ha espresso incredulità verso le leggi locali e le peculiarità del sistema federale svizzero, chiedendosi come un simile episodio potesse avvenire senza ripercussioni adeguate per i responsabili.
A suo avviso, la risposta del sistema giuridico a questa tragedia non può essere giustificata attraverso spiegazioni tecniche o legali. Cerno ha posto l’accento sull’inefficacia delle norme, evidenziando che la libertà concessa ai Moretti rappresenta una mancanza di giustizia per le famiglie delle vittime.
Bazzi difende la magistratura e critica l’Italia
In risposta, Bazzi ha cercato di chiarire la posizione della magistratura svizzera, paragonandola ad altre situazioni in Italia, come la tragedia di Rigopiano, dove le pene inflitte sono state significativamente basse. Ha difeso l’operato dei suoi colleghi, affermando che anche in Italia ci sono stati casi in cui la giustizia non ha raggiunto l’adeguato livello di severità.
Bazzi ha anche sottolineato come, nonostante le inefficienze del sistema italiano siano ben note, ci sia sempre la possibilità di criticare apertamente. In questo modo, ha cercato di spostare la conversazione su un piano più globale, evidenziando le differenze nei sistemi giuridici senza negare le problematiche presenti in entrambi i Paesi.
Il dibattito sulla carcerazione preventiva
Il dialogo si è ulteriormente intensificato quando i due hanno affrontato i requisiti necessari per la carcerazione preventiva. Cerno ha insistito sul fatto che i criteri dovrebbero essere rivisti alla luce della gravità dei crimini. Ha sollevato interrogativi su quanti morti siano considerati sufficienti perché scattino misure di custodia cautelare.
Dall’altro lato, Bazzi ha messo in evidenza come i processi di detenzione preventiva siano regolati da leggi specifiche e che non si tratti di un espediente punitivo, ma di un meccanismo contemplato dalla legge. Ha ribadito che vi sono procedure da seguire e che non bisogna fare confusione tra la detenzione durante le indagini e quella definitiva.
Le posizioni espresse dai due giornalisti durante il dibattito hanno offerto uno spaccato interessante e critico sui sistemi giuridici di Svizzera e Italia, dimostrando come anche i temi più complessi possano generare opinioni divergenti persino tra professionisti esperti nel settore.
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