Cime tempestose, la pelle di Margot Robbie trasformata in carta da parati con ombelico sul camino

Il talento della scenografa Suzie Davies

La scenografa Suzie Davies ha dimostrato di avere un’abilità unica nel trasformare spazi cinematografici in esperienze immersive. Recentemente, ha collaborato al film Cime tempestose, diretto da EMERALD FENNELL, dove la scenografia non è solo un contorno, ma diventa un elemento narrativo fondamentale. Questo film riporta in vita l’opera di EMILY BRONTË con una visione audace e inquietante, facendo sentire gli spettatori coinvolti in un’atmosfera palpabile e quasi tangibile.

Nel suo lavoro, Davies non si è limitata a ricreare ambienti famosi; ha invece scelto di farli vivere in modo intenso, quasi sensoriale. La sua idea di arredamento ha incluso elementi come la carta da parati ricavata dalla pelle di MARGOT ROBBIE, il che ha conferito alla scenografia un aspetto corporeo. L’uso di materiali e colori ha contribuito a creare un’atmosfera opprimente, dando vita a pareti che sembrano respirare e sudare, avvolgendo lo spettatore in un’esperienza inquietante e avvincente.

Un’interpretazione audace di Cime tempestose

Nell’adattamento di Cime tempestose, Davies ha liberamente esplorato un terreno creativo privo di vincoli tradizionali. Il suo obiettivo era chiaro: allontanarsi dal realismo rassicurante e dall’estetica confortevole per portare il pubblico in un viaggio emotivo. Anche se gran parte della storia è stata girata in studio, la natura è costantemente presente e invade lo spazio. Per questo motivo, il set è stato sollevato di due piedi, permettendo la creazione di un sistema di drenaggio per la pioggia, contribuendo a un’esperienza visiva nuova.

I colori scelti da Davies sono volutamente cupi e lividi, creando un parallelo tra l’ambiente e il tormento vissuto dai personaggi. La scenografa trae ispirazione anche da una cava di granito abbandonata nel GALLES DEL NORD, cercando di catturare l’essenza brutale dei luoghi senza rinunciare alla loro storicità. I materiali moderni vengono usati in modi tradizionali, mentre quelli storici vengono reinterpretati, generando una costante sensazione di disagio e inquietudine.

Contrasti nelle dimore di Wuthering Heights e Thrushcross Grange

Il contrasto tra WUTHERING HEIGHTS e THRUSHCROSS GRANGE è uno degli aspetti più affascinanti del film. Mentre WUTHERING HEIGHTS è caratterizzata da spazi angusti e umidi, THRUSHCROSS GRANGE si presenta come un luogo di ordine e simmetria ossessiva. Ogni dettaglio è calcolato per apparire impeccabile, creando però una sensazione di oppressione per la protagonista CATHY. Anche il giardino stesso, con alberi e fiori veri, contribuisce a generare un ambiente che, pur essendo bello, risulta comunque claustrofobico.

La stanza di CATHY, conosciuta come la Skin Room, rappresenta il culmine di questa concezione. Qui, l’approccio della scenografa si fa ancora più estremo. Le immagini della pelle di MARGOT ROBBIE sono state utilizzate per creare la tappezzeria imbottita delle pareti, rendendo l’attrice non solo un’interpretazione, ma una vera e propria materia prima. Questo dettaglio da solo riesce a trasmettere una forte emozione e a immergere ulteriormente lo spettatore nella narrazione.

Elementi simbolici e dettagli disturbanti

Alcuni motivi ricorrenti nel film, come le mani e il sudore, sono efficacemente utilizzati per accentuare l’inquietudine dell’opera. Le mani di CATHY, ad esempio, appaiono in diversi dettagli decorativi, inclusi rosoni sul soffitto. Questi elementi servono a trasmettere una presenza subliminale, progettata per essere percepita dal pubblico senza un riconoscimento consapevole. Allo stesso modo, l’umidità è costantemente presente: dai pavimenti bagnati di WUTHERING HEIGHTS alle decorazioni di THRUSHCROSS GRANGE, tutto è pensato per evocare una sensazione di febbre e sofferenza.

Un altro simbolo potente è rappresentato dalla torre di bottiglie di vino costruita per illustrare l’autodistruzione del padre di CATHY. Questa struttura imponente, alta fino a tre metri e illuminata dall’interno, rappresenta la fisicità e il dramma che permeano il film. Attraverso questi dettagli visivi, Cime tempestose invita lo spettatore non solo a osservare, ma a sentire e a percepire l’intensità delle emozioni, trasformando ogni stanza in un vero e proprio corpo.

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