Le cose non dette e il cinema massimalista di Gabriele Muccino nell’intervista al regista

Il fascino del blu e il talento cinematografico

Il film “Le cose non dette” di GABRIELE MUCCINO affronta tematiche complesse e profonde, presentando un viaggio emotivo attraverso le vite di due coppie in crisi. La storia si svolge a TANGERI, una città che diventa quasi un personaggio a sé stante, influenzando gli eventi con la sua energia e il suo fascino. L’opera è tratta da “Siracusa” di DELIA EPHRON e coinvolge attori noti come STEFANO ACCORSI e MIRIAM LEONE, insieme a CLAUDIO SANTAMARIA e CAROLINA CRESCENTINI.

Nella pellicola, la figura di BLU, interpretata da BEATRICE SAVIGNANI, emerge come l’amante giovane e audace di CARLO, il personaggio di ACCORSI. Il colore blu non è solo un elemento visivo, ma rappresenta anche una suggestione ricorrente che attraversa la narrazione. MUCCINO sottolinea come la scelta di questo nome sia stata casuale, avendo concepito il personaggio prima di decidere di girare a TANGERI. Questa città, scoperta per caso durante la scrittura del film in SPAGNA, ha rivelato al regista un’energia incredibilmente cinematografica.

Un luogo di opportunità e illusioni

MUCCINO spiega che la scelta di ambientare “Le cose non dette” a TANGERI aggiunge una dimensione unica alla storia. La città offre un contrasto netto rispetto all’Occidente, creando un’atmosfera in cui i personaggi possono sentirsi liberi di esplorare le loro emozioni e i loro conflitti. Questo contesto diventa cruciale nella narrazione, poiché i protagonisti cercano risposte e soluzioni a problemi irrisolti. La bellezza e la complessità della città contribuiscono a rendere il racconto più intenso e significante.

Le tematiche del passato e dell’inespresso emergono con forza, come spiega MUCCINO: “Le cose non dette diventano tuoni impetuosi, portando caos e tumulto, arricchendo l’esperienza e conferendo un tono romantico”. Attraverso queste dinamiche, il film riesce a catturare l’essenza delle relazioni umane, evidenziando come le parole non dette possano avere un impatto profondo sulle vite dei personaggi.

Il talento e la sua inquietudine

Un tema centrale nel film è il concetto di talento, rappresentato attraverso il personaggio del PROF. CARLO, che si trova in una fase di crisi creativa. MUCCINO riconosce che il talento può essere sfuggente e che la sua assenza può portare a momenti di stagnazione. Tuttavia, il regista condivide la sua esperienza, descrivendo come l’ispirazione possa riemergere inaspettatamente, proprio quando sembra mancare.

La lotta per mantenere viva la creatività è un aspetto che risuona profondamente non solo nel film, ma anche nella carriera di MUCCINO. Egli riflette su come le fasi più caotiche della vita siano spesso le più produttive artisticamente, mentre i periodi di tranquillità tendono a essere privi di ispirazione. Quest’analisi del processo creativo si intreccia con le esperienze dei personaggi, creando una connessione tra arte e vita reale.

Scene delicate e sensibilità sul set

Tra le sequenze più potenti del film c’è quella che coinvolge VITTORIA, interpretata da MARGHERITA PANTALEO. MUCCINO ha messo particolare attenzione nell’inserire questa scena, consapevole del suo impatto emotivo. Il regista sostiene che l’arte deve graffiare, e scene provocatorie, quando giustificate da motivazioni forti, sono essenziali per una narrazione efficace.

La sensibilità con cui è stata gestita questa sequenza è dovuta alla collaborazione straordinaria con MARGHERITA e i suoi genitori, che hanno mostrato grande intelligenza e comprensione. Questa scena, pur scomoda, riveste un’importanza fondamentale, permettendo di affrontare temi profondi che influenzeranno significativamente lo sviluppo della trama. In questo modo, “Le cose non dette” non solo racconta una storia, ma invita anche lo spettatore a riflettere sulle proprie esperienze e relazioni.

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