Killers of the Flower Moon, curiosità sul film di Martin Scorsese ambientato negli anni ’20

Rai 3 presenta un film di grande impatto, in onda oggi, 1° gennaio dalle 21.30. “Killers of the Flower Moon”, diretto dal maestro Martin Scorsese, è un’opera che esplora temi complessi e dolorosi, affrontando una parte della storia americana spesso dimenticata. Con un cast che include star del calibro di Leonardo DiCaprio, Lily Gladstone e Robert De Niro, il lungometraggio si basa sul saggio di David Grann e narra gli omicidi che hanno colpito la comunità Osage negli anni venti del Novecento. Questo film, della durata di oltre tre ore, è frutto di una realizzazione meticolosa, caratterizzata da scelte artistiche e produttive significative.

Un viaggio tumultuoso nella produzione cinematografica

La realizzazione di “Killers of the Flower Moon” ha seguito un percorso intricato. I diritti del libro di David Grann furono acquisiti nel 2016, prima ancora della sua pubblicazione, a un costo elevato. Inizialmente programmato per il 2018, il progetto ha subito ritardi dovuti alla volontà di Scorsese di completare “The Irishman”, seguito poi dalla pausa forzata causata dalla pandemia. Durante questo tempo, il film ha subìto una trasformazione significativa. Attraverso un dialogo diretto con i membri della nazione Osage, Scorsese ha deciso di modificare la narrazione, distogliendo l’attenzione dall’emergere dell’FBI per focalizzarsi sulle relazioni familiari e sugli aspetti più intimi degli eventi tragici che hanno segnato quel periodo. Tale approccio ha influito non solo sulla trama, ma anche sulla scelta del cast, segnando una tappa importante nel processo creativo del film.

Un casting attento e rispettoso della cultura Osage

Il team di casting di “Killers of the Flower Moon” ha adottato un approccio distintivo, scegliendo di non ricorrere a sosia, ma piuttosto a interpreti capaci di catturare l’essenza dei personaggi storici. Rene Haynes, la casting director per i ruoli indigeni, ha lavorato fianco a fianco con la comunità Osage per garantire che la rappresentazione fosse autentica e significativa. L’obiettivo era quello di restituire la complessità e il peso emotivo delle figure coinvolte, piuttosto che limitarsi a replicarne i lineamenti fisici. Questa scelta ha conferito al film una profonda autenticità, rendendolo più di una semplice ricostruzione storica, ma un vero e proprio tributo alla vita delle persone rappresentate.

Un incontro epico tra grandi attori

“Killers of the Flower Moon” segna un momento memorabile nella carriera di Martin Scorsese, poiché vede per la prima volta Robert De Niro e Leonardo DiCaprio condividere ruoli principali in un unico film. De Niro interpreta William Hale, un uomo apparentemente rispettabile ma in realtà il burattinaio di una cospirazione terribile. DiCaprio, d’altra parte, veste i panni di Ernest Burkhart, un nipote vulnerabile e facilmente manovrabile, diviso tra l’amore e la complicità. Il loro intenso scambio, pur essendo prevalentemente silenzioso, funge da fulcro emotivo dell’intera pellicola, mostrando le sfide morali e personali che affrontano i protagonisti.

La musica come voce narrante di una tragedia

La colonna sonora di “Killers of the Flower Moon” è stata curata dal leggendario Robbie Robertson, ex membro della band The Band e collaboratore di lunga data di Scorsese. Con questa pellicola, il duo ha realizzato la loro undicesima collaborazione, ma la scomparsa di Robertson nell’agosto 2023 ha reso il progetto particolarmente significativo. La musica composta per il film è caratterizzata da toni inquieti e profondamente radicati nella memoria collettiva, diventando una voce narrante essenziale per raccontare la storia. Il film è dedicato alla sua memoria, riconoscendo l’importanza della musica nel creare atmosfera e connessione emotiva con il pubblico.

Una storia di ricchezza e violenza

Negli anni venti, grazie alla scoperta di petrolio, gli Osage divennero una delle popolazioni più abbienti del mondo. Tuttavia, questa fortuna attirò avidità, razzismo e violenza. Attraverso un sistema di “tutele” imposto dagli americani, gli Osage perderono il controllo sui propri beni e, uno dopo l’altro, furono vittime di omicidi, avvelenamenti e incidenti mortali. Sebbene delle indagini portarono all’arresto di William Hale, la comunità Osage continua a ricordare questi eventi come una vera e propria era di terrore. Martin Scorsese ha voluto raccontare questa tragedia non solo come una storia di crimine, ma come una ferita aperta che richiede attenzione e giustizia, lavorando a stretto contatto con la comunità per dare dignità e voce a una narrazione storica troppo a lungo ignorata.

Il lungometraggio di Scorsese sarà trasmesso su Rai 3 il 1° gennaio 2026 a partire dalle 21.25 ed è disponibile anche in live streaming sulla piattaforma RaiPlay.

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