Il clima di tensione all’interno della Rai si è intensificato dopo che Sigfrido Ranucci, conduttore del programma Report, ha utilizzato il termine “deportati” per riferirsi ai giornalisti assunti dalle redazioni regionali delle Tgr. Questa affermazione ha scatenato un’ondata di critiche da parte dei sindacati e dei comitati di redazione, che l’hanno definita inaccettabile.
Le dichiarazioni controverse di Ranucci
Sigfrido Ranucci ha espresso le sue preoccupazioni sulla situazione degli assunti provenienti da Report, specificando che il numero effettivo è maggiore rispetto a quanto riportato, ossia otto invece di due. Ha indicato che sei di questi giornalisti, se accetteranno l’assunzione, saranno “deportati” nelle sedi regionali. Le parole del conduttore hanno sollevato una polemica, poiché molti hanno trovato il termine inappropriato e offensivo, in particolare per chi ha vissuto situazioni di vera deportazione.
Ranucci ha voluto sottolineare il processo di assunzione che coinvolge 127 giornalisti, risultati idonei dopo una selezione riservata ai professionisti della Rai. Tuttavia, il timore espresso è che, pur continuando a lavorare per altre testate, questi nuovi assunti possano essere distribuiti in diverse Tgr, una situazione che ha suscitato allarme tra i membri delle redazioni interessate.
Le reazioni dei sindacati e dei comitati di redazione
Il Coordinamento dei Cdr delle Tgr e Unirai Liberi Giornalisti Rai -Figec hanno rapidamente risposto alle dichiarazioni di Ranucci, evidenziando che il linguaggio utilizzato non solo è inadeguato, ma denigra anche il lavoro di giornalisti che operano con impegno nelle redazioni regionali. Hanno ribadito l’importanza di difendere Report da attacchi esterni, ma hanno altresì sottolineato come le frasi pronunciate da Ranucci non facciano onore a nessuno.
Hanno chiarito che l’impiego nelle sedi regionali non è il risultato di un’esclusione, ma deriva da un processo di selezione trasparente, il quale garantisce meritocrazia. Le parole di Ranucci sono state considerate non solo infelici ma anche irrispettose nei confronti di coloro che realmente hanno subito esperienze traumatiche legate alla deportazione.
Le conseguenze sulla carriera di Ranucci e i dibattiti interni
La controversia ha portato a interrogativi sul futuro di Ranucci all’interno della Rai, soprattutto considerando la possibilità che egli possa intraprendere una carriera politica. La sua visibilità e il suo modo di esprimersi hanno attirato sia sostenitori che critiche, rendendolo una figura polarizzante nel panorama mediatico.
Massimo Giletti, rivale di Ranucci, ha risposto alle sue affermazioni, respingendo categoricamente ogni insinuazione riguardante lobby o favoritismi, invitando Ranucci a un confronto diretto. La tensione che si respira tra i due conduttori riflette non solo una competizione professionale, ma anche un dibattito più ampio sui valori e le etiche nel giornalismo di servizio pubblico.
Un impatto duraturo sulle redazioni regionali
Le rimostranze espresse dai sindacati e dai colleghi di Ranucci evidenziano un momento cruciale per le redazioni regionali della Rai. Molti giornalisti hanno recentemente intrapreso un percorso professionale dopo anni di precariato e ora considerano la loro stabilità lavorativa un obiettivo raggiunto. Le parole di Ranucci potrebbero minacciare questo progresso, mettendo in luce le difficoltà dei funzionari incaricati di gestire le nuove assunzioni.
Unirai Liberi Giornalisti ha specificato che le nuove assunzioni offriranno finalmente contratti regolari a chi per troppo tempo ha vissuto nell’incertezza. La polemica ha riproposto il tema fondamentale del rispetto e della dignità professionale, essenziale per un ambiente lavorativo sano e produttivo.
In questo contesto, il ruolo dei media e la responsabilità dei loro protagonisti nel comunicare non possono essere sottovalutati. La situazione attuale richiede un senso di unità e comprensione per affrontare le sfide future nel campo dell’informazione.
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