Gaia Tortora commenta la serie su suo padre Enzo Portobello: “Stimolante, grazie a Dio non c’erano social”

Il 20 febbraio 2026 segna un’importante data nella storia della televisione italiana, poiché segna l’arrivo su HBO Max della miniserie “Portobello”, dedicata agli eventi drammatici che hanno coinvolto Enzo Tortora. Questa serie rappresenta un racconto approfondito del caso giudiziario che ha segnato la vita del noto conduttore, il quale ha vissuto una vera e propria odissea mediatica e legale. La figlia di Tortora, Gaia, ha condiviso le sue emozioni riguardo a questa produzione, rivelando che assistere alla ricostruzione degli eventi non è stato semplice per lei.

Un anniversario significativo e carico di emozioni

La scelta del 20 febbraio non è affatto casuale. Esattamente il 20 febbraio 1987, Enzo Tortora tornò con grande entusiasmo al comando della trasmissione “Portobello”, dopo un lungo periodo di silenzio trascorso a causa di un’incredibile serie di eventi che lo avevano colpito in modo devastante. Dopo la sua cattura e l’accusa di collusione con la camorra, che si basava su false testimonianze da parte di alcuni pentiti, Tortora intraprese un percorso giuridico e personale lungo quattro anni, caratterizzato da una gloriosa riabilitazione solo nel 1987, quando fu finalmente prosciolto da ogni accusa in Cassazione.

Le cicatrici di una battaglia mediatica

Nel 1983, precisamente il 17 giugno, Tortora venne arrestato presso l’hotel Plaza di Roma, dando inizio a un periodo buio tanto per lui quanto per la sua famiglia. Il processo che ne seguì si sviluppò in un contesto mediatico senza precedenti, dove una persona innocente divenne oggetto di discussione pubblica e di condanna anticipata. Solo il 13 giugno 1987 si concluse questa pesante vicenda, ma l’assoluzione non portò la pace né al presentatore né ai suoi cari.

Gaia Tortora, che all’epoca dei fatti era ancora un’adolescente, ha raccontato di come scoprì dell’arresto del padre tramite una trasmissione televisiva: la sua immagine ammanettata proiettata sul piccolo schermo fu per lei un trauma indelebile. La pressione mediatica e la continua esposizione pubblica crearono un clima di isolamento e disagio che accompagnò la famiglia Tortora per lungo tempo. Gaia ha evidenziato quanto sarebbe stato più difficile affrontare simili eventi ai tempi attuali, sottolineando la fortuna di non aver dovuto fare i conti con i social media, che avrebbero amplificato ulteriormente lo stress e la sofferenza provati dalla loro famiglia.

Oltre il caso giudiziario: un ritratto umano

La miniserie “Portobello” non si limita a ripercorrere le tappe giudiziarie, ma si propone di restituire l’immagine autentica di Enzo Tortora, l’uomo, il padre e il personaggio pubblico. Gaia ha spiegato che il progetto va oltre la narrazione del caso, cercando di evidenziare la dimensione umana del genitore e il dolore vissuto dalla famiglia.

Il racconto non tralascia l’impatto emotivo che tali eventi hanno avuto sulla vita privata di Tortora e dei suoi cari. La pressione continua e la costante attenzione mediatica hanno inciso profondamente sulle loro esistenze, creando un senso di vulnerabilità e solitudine. Gaia ha ampiamente discusso l’importanza di una rappresentazione rispettosa e veritiera del padre, ponendo l’accento sul fatto che i veri protagonisti sono gli esseri umani, non solo le dinamiche giudiziarie.

La scelta di mantenere le distanze dalla serie

Nonostante avesse avuto l’opportunità di collaborare direttamente alla realizzazione della serie, Gaia ha deciso di mantenere una certa distanza dal progetto. Questa scelta le ha permesso di approcciarsi alla miniserie con uno sguardo critico e libero, senza pregiudizi o interferenze personali.

Diretta da Marco Bellocchio, la serie ha visto Fabrizio Gifuni interpretare il ruolo di Enzo Tortora, e Gaia ha espresso apprezzamento per l’approccio dell’attore, definendolo “magistrale” e autentico. Sebbene la produzione affronti un tema delicato e complesso, la speranza di Gaia è che riesca a raccontare non solo una vicenda giudiziaria, ma anche la resilienza di una famiglia che ha affrontato enormi sfide, mantenendo intatti valori e legami affettivi.

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