La storia di Enzo Tortora, icona di Portobello, tra ingiustizie e legami con la camorra

Il 20 febbraio del 2026, su HBO Max debutterà una nuova serie intitolata Portobello, che esplora la controversa vicenda giudiziaria di Enzo Tortora. Questo noto presentatore televisivo fu arrestato il 17 giugno 1983 presso l’hotel Plaza di Roma, accusato ingiustamente di traffico di stupefacenti e legami con la camorra. Anche se fu successivamente assolto dalla Cassazione il 13 giugno 1987, la sua carriera e vita personale furono segnate in modo irreparabile da queste accuse.

Un arresto inaspettato nel cuore di Roma

La mattina del 17 giugno 1983, Enzo Tortora si trovava all’hotel Plaza di Roma quando i carabinieri giunsero per arrestarlo. Le accuse che gli furono mosse furono gravi: traffico di droga e associazione con la camorra. Nonostante le indagini successive avrebbero dimostrato la falsità delle accuse, l’impatto immediato fu devastante, scatenando una vera e propria gogna mediatica nei suoi confronti.

Quello stesso giorno, la Procura di Napoli emise ben 856 ordini di cattura, incluso quello per Renato Vallanzasca, creando un clima di terrore e ansia attorno alla figura della camorra. La società era già dilaniata da conflitti tra clan, con un numero impressionante di omicidi avvenuti nel solo 1983.

Parallelamente all’arresto di Tortora, vantaggio e strategia della Procura erano volti a colpire duramente l’organizzazione camorristica, ritenuta padrona incontrastata della Campania. Il contesto sociale e criminale di quegli anni non aiutò certo il presentatore, portando a un’ulteriore escalation di accuse infondate e processi mediatici.

Un caso giudiziario che ha segnato la storia

Il processo contro Enzo Tortora si sviluppò in un clima di forte tensione e confusione. Le accuse iniziarono a fondarsi su testimonianze di pentiti, come quella di Giovanni Pandico, già detenuto da anni, il quale inserì il nome di Tortora in una presunta lista di camorristi. Il suo coinvolgimento nella vicenda si intensificò quando sulle sue spalle ricadde la responsabilità di aver avuto contatti con un detenuto, Domenico Barbaro, che minacciò il presentatore attraverso lettere sempre più aggressive.

I rapporti tra Tortora e il mondo della criminalità organizzata furono ulteriormente infangati da altri pentiti, portando a un vero e proprio gioco al massacro in aula, dove venti testimoni lo accusarono, ma molti ritirarono le dichiarazioni successivamente. Il racconto di Tortora, uomo di successo, si trasformò rapidamente in un incubo, alimentato dalle voci di corridoio e da un’opinione pubblica scossa.

Le accuse continuarono a essergli appioppate, minando la sua reputazione e la sua carriera. All’epoca, numerosi ex detenuti facevano dichiarazioni per ottenere sconti di pena, aggravando ulteriormente la situazione per Tortora, che si trovò impossibilitato a difendersi adeguatamente in mezzo a tale caos.

La lotta per la verità e la restaurazione della dignità

Nonostante il pesante fardello delle accuse, Tortora riuscì a mantenere una certa visibilità politica. Infatti, nel 1984 venne eletto al Parlamento Europeo con il partito radicale grazie a una notevole campagna elettorale, che dimostrò il sostegno di molti italiani nei suoi confronti. Tuttavia, mentre seguiva il processo da uomo libero, la situazione si complicò ulteriormente.

Dopo essersi dimesso dall’incarico e aver rinunciato all’immunità, si consegnò alle autorità, affrontando un lungo percorso giuridico che culminò in una sentenza di assoluzione nel settembre del 1986. Nonostante ciò, il trauma e il danno subito erano ormai irreversibili. La vita e la salute di Tortora erano segnate da una lunga battaglia contro le conseguenze dell’ingiustizia subita.

Il successo di Portobello, un programma che aveva conquistato milioni di telespettatori, non bastò a risollevare il suo spirito. Alla riapertura del programma nel 1987, dichiarò simbolicamente “Dove eravamo rimasti”, ma il peso del passato continuava a gravare su di lui. Purtroppo, la sua vita si spense a causa di un tumore nel 1988, un anno dopo la sua apparente riabilitazione.

Oggi, la storia di Enzo Tortora continua a rappresentare uno degli episodi più significativi e dolorosi del panorama giudiziario italiano, un monito sui rischi degli errori giudiziari e sull’importanza della verità nel sistema legale.

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