La verità su Hiromu Arakawa e Fullmetal Alchemist
Nel mondo dell’animazione giapponese, la figura di HIROMU ARAKAWA è spesso associata a controversie legate alla famosa serie “FULLMETAL ALCHEMIST”. Negli anni si sono diffuse voci secondo cui l’autrice fosse infuriata per l’adattamento anime del 2003. Tuttavia, nuove dichiarazioni di uno degli sceneggiatori mettono in discussione questa narrazione, evidenziando un quadro ben diverso da quello normalmente percepito dai fan.
Il dibattito è riemerso quando un utente di X, noto con il nome di TANE, ha riassunto una delle accuse ricorrenti nei confronti della prima serie, sostenendo che avrebbe stravolto l’opera originale, causando la furia dell’autrice. A dare una risposta è stato SHO AIKAWA, sceneggiatore coinvolto in molti episodi della serie, il quale ha chiarito che la realtà dei fatti era molto differente da quanto raccontato.
Il ruolo di Aikawa e la supervisione dell’autrice
AIKAWA ha precisato che l’idea che lo staff potesse modificare liberamente la trama del manga senza consultare ARAKAWA non risponde alla verità. Infatti, la produzione delanime operava sotto una supervisione rigorosa e costante. L’autrice forniva indicazioni specifiche, denominati “NG” (no good), che stabilivano cosa fosse permesso e cosa no per quanto riguardava i personaggi e le dinamiche della alchimia. L’autore ha citato due punti fondamentali: nessun volo nel cielo grazie all’alchimia e nessun protagonista a bordo di una motocicletta.
A conferma di quanto detto, anche la casa editrice SQUARE ENIX era presente in tutte le riunioni riguardanti la sceneggiatura. AIKAWA ha fatto sapere che i rappresentanti dell’editore partecipavano attivamente, consultando frequentemente ARAKAWA durante la produzione. Questo chiarisce ulteriormente che le deviazioni narrative non erano scelte arbitrarie, ma piuttosto frutto di un processo collaborativo.
La leggenda della rabbia di Arakawa
Ma se HIROMU ARAKAWA non era contraria all’idea di un anime differente dal manga, da dove origina quindi la leggenda della sua presunta rabbia? TANE ha fatto riferimento a un’intervista del 2004 apparsa su ANIMEDIA, dove l’autrice espresse disappunto riguardo ad alcune scene che coinvolgevano ROSE THOMAS. In particolare, la rappresentazione della giovane con un neonato nel finale dell’anime suggeriva situazioni problematiche di violenza.
In quell’occasione, ARAKAWA dichiarò che tale rappresentazione si discostava dal target del manga indirizzato a un pubblico giovane, affermando che simili contenuti non dovevano essere inclusi. Questa critica, sebbene severa, era limitata a un aspetto specifico della rappresentazione, non manifestava una generale avversione all’adattamento. Col passare del tempo, però, si è trasformata in una generalizzazione che ha dipinto ARAKAWA come ostile verso l’intera serie.
Le differenze come opportunità creative
Nel quarto volume del fanbook ufficiale di “FULLMETAL ALCHEMIST”, ARAKAWA ha ribadito di aver accettato le differenze tra il manga e l’anime, chiedendo persino allo staff di elaborare un finale alternativo rispetto a quello del manga. Questo elemento è cruciale per comprendere l’intento del progetto del 2003: piuttosto che un tradimento, si trattava di un percorso narrativo parallelo che si sviluppava mentre il manga era ancora in fase di pubblicazione.
Non sorprende quindi che nel 2009 lo studio BONES abbia prodotto “FULLMETAL ALCHEMIST: BROTHERHOOD”, una versione più fedele alla storia originale. Questo progetto mirava a soddisfare i fan desiderosi di vedere una trasposizione più rigorosa dell’opera di ARAKAWA. Oggi, entrambe le versioni della serie coesistono, offrendo agli spettatori due interpretazioni distinte dello stesso universo narrativo.
Un equilibrio tra controllo e libertà creativa
La verità riguardo a HIROMU ARAKAWA e il suo rapporto con l’anime di FULLMETAL ALCHEMIST rivela che non vi era una furia distruttiva, ma piuttosto un’interazione costruttiva e attenta. ARAKAWA si è mostrata coinvolta e critica nei momenti opportuni. Questo equilibrio tra controllo e libertà creativa è forse ciò che ha reso “FULLMETAL ALCHEMIST” un argomento di discussione così acceso anche oltre vent’anni dopo la sua uscita.
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