Il recente video del Partito Democratico riguardante il referendum sulla giustizia ha suscitato reazioni forti e immediate, non solo tra gli italiani ma anche tra sportivi e istituzioni. La vicenda ha preso piede con la pubblicazione di un contenuto che ha coinvolto atleti di curling, scatenando un’ondata di polemiche e critiche da vari settori, incluso l’ambiente sportivo.
Le reazioni negative al video del Pd
La clip realizzata dal Partito Democratico ha trovato poco consenso, in particolare tra il mondo dello sport. Atleti come Amos Mosaner e Stefania Costantini si sono dichiarati contrari all’uso delle loro immagini per fini politici, ritenendo il video inappropriato. Anche il Coni e la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio hanno espresso la loro disapprovazione, definendo il video come un’iniziativa mal riuscita e priva di rispetto nei confronti degli sportivi.
Il direttore de Il Giornale e Libero, Alessandro Sallusti, ha preso posizione sul sito di Nicola Porro, criticando aspramente il Pd. Nel suo commento, ha descritto i membri del partito come “buffoni in malafede”, accusandoli di utilizzare il “terrorismo mediatico” per influenzare l’opinione pubblica sul referendum. Le sue parole riflettono un sentimento di sfiducia verso l’approccio comunicativo adottato dal partito, evidenziando una crescente frustrazione nei confronti delle strategie politiche impiegate.
In questo contesto, Sallusti ha ulteriormente rincarato la dose, definendo coloro che sostengono il “no” al referendum come “truffatori” senza alcuna vera strategia per opporsi al governo. Questa critica si inserisce in un dibattito più ampio e acceso che sta caratterizzando la campagna referendaria.
La rappresaglia del Pd e la risposta degli atleti
Di fronte alle polemiche scaturite dal video, il Partito Democratico ha deciso di ritirare il contenuto, cercando di spiegare le proprie intenzioni. In un comunicato, hanno chiarito che l’obiettivo era quello di sfruttare un evento sportivo molto seguito per veicolare un messaggio ironico attraverso il linguaggio dei meme, senza alcuna volontà di coinvolgere direttamente gli sportivi nella loro campagna.
Tuttavia, questa giustificazione non ha placato gli animi. I due atleti, Mosaner e Costantini, hanno ribadito la loro estraneità a qualsiasi forma di comunicazione politica, affermando che le loro immagini non avrebbero dovuto essere utilizzate in tale contesto. Mosaner, in particolare, ha fatto esplicito riferimento alla sua dedizione esclusivamente sportiva, sottolineando l’importanza di mantenere separate le attività sportive da quelle politiche.
Questa situazione ha messo in evidenza le delicate relazioni tra sport e politica e come l’uso improprio delle immagini degli atleti possa generare tensioni significative. La richiesta di Mosaner di rimuovere le immagini ha evidenziato l’importanza del consenso nel mondo dello sport e la necessità di rispettare le sensibilità degli sportivi.
Il contesto del referendum e le ragioni del dissenso
Il referendum sulla giustizia si presenta come un tema divisivo per la società italiana. Le posizioni si sono polarizzate, con alcuni che vedono la possibilità di cambiamenti necessari e altri che temono ripercussioni negative. La dinamica del dibattito si complica ulteriormente quando vengono coinvolti elementi esterni, come il mondo sportivo, che cercano di mantenere una propria indipendenza.
Il video incriminato mostrava una rappresentazione visiva di una competizione di curling, in cui i due atleti lanciavano la pietra verso il bersaglio, accompagnato dalla scritta provocatoria “tuo No al referendum”. Questa scelta comunicativa ha sollevato interrogativi su quanto fosse appropriato mescolare momenti di grande importanza sportiva con temi politici controversi.
Inoltre, il Consiglio dei ministri ha deciso di non posticipare la data della consultazione, nonostante le modifiche al quesito referendario. La determinazione nel mantenere il calendario previsto suggerisce una volontà di non lasciare spazio a conflitti o incertezze aggiuntive nel processo democratico. Con una campagna referendaria che sta divenendo sempre più agguerrita, è evidente che la battaglia si gioca non solo sul piano politico, ma anche su quello della comunicazione e della rappresentazione pubblica.
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