A distanza di venticinque anni dalla tragica scomparsa di Niccolò, Giovanni Galli condivide la sua esperienza personale e il modo in cui la memoria del figlio lo accompagna quotidianamente. Non solo durante le commemorazioni ufficiali a Casteldebole, ma anche nei momenti più intimi delle sue giornate. Ogni sera, nel silenzio delle preghiere, l’immagine di Niccolò si fa viva, riportando alla mente un interrogativo che non smette mai di tormentarlo: come sarebbe oggi, se avesse avuto la possibilità di crescere? Il pensiero va a quel ragazzo di diciassette anni che lo salutò per l’ultima volta, così come a quell’adulto di quarantadue anni che avrebbe potuto diventare.
Il ricordo indelebile di Niccolò
Nonostante la brevità della sua carriera calcistica e il poco tempo trascorso a Bologna, Niccolò ha lasciato un segno profondo nei cuori di chi lo ha conosciuto. Giovanni esprime il suo orgoglio per l’impatto che il figlio ha avuto su tutti, evidenziando l’entusiasmo del presidente Giuseppe Gazzoni e la capacità del ragazzo di farsi apprezzare per la sua autenticità e umanità. Questi ricordi vivono nei racconti degli amici e nei gesti delle persone che hanno avuto il privilegio di incrociare la sua vita, riconoscendo quanto Niccolò fosse speciale, nonostante la sua sorprendente giovinezza e gli anni limitati trascorsi nel mondo del calcio professionistico.
Riflessioni sulla perdita e sul lutto
In un’intervista rilasciata a La Nazione, Giovanni affronta il tema doloroso della morte, descrivendola come qualcosa di “contro natura”. Rievoca la propria esperienza con la perdita del padre, avvenuta quando era ancora un adolescente, e la dura prova dell’aver perso un figlio a quarantadue anni. Questa comparazione mette in luce la differenza tra la preparazione emotiva che un figlio può avere per la perdita di un genitore rispetto all’improvviso dolore che si prova quando un genitore perde un figlio. Le parole di Giovanni risuonano con una tristezza inevitabile, sottolineando l’impossibilità di prevedere una simile tragedia: “Non te lo aspetti. Non esiste. Avrei fatto cambio”.
L’eredità di Niccolò e il suo impatto duraturo
Niccolò vive oggi attraverso una fondazione, frutto dell’impegno dei suoi amici d’infanzia. Inizialmente, i fondatori si dolevano della mancanza di risorse, essendo tutti minorenni, ma con l’aiuto di alcuni genitori la fondazione è cresciuta, ampliando la propria missione per fornire supporto a famiglie che affrontano spese mediche onerose e borse di studio, rendendo omaggio alla passione di Niccolò per l’istruzione. Giovanni ricorda con affetto come suo figlio scelse di lasciare l’Arsenal e tornare in Italia per perseguire i suoi studi, dimostrando il suo desiderio di una vita equilibrata che conciliasse il calcio con il sapere.
La lotta contro il dolore e la speranza di un nuovo incontro
La commozione per la scomparsa di Niccolò è amplificata dalla rabbia per le circostanze del suo incidente, in particolare per un tubo pericoloso presente sulla strada. Giovanni esprime il suo rifiuto di accettare il destino subito dal figlio, ricordando come ci siano state segnalazioni riguardo ai pericoli di quel tratto stradale. Tuttavia, egli affronta anche la questione della vita e della morte con una certa rassegnazione, citando saggi insegnamenti di vita, come quelli di sua madre che, a novantasei anni, ha composto un poema lungo quanto le opere di Omero.
Giovanni Galli mantiene viva una ferma convinzione riguardo al futuro, nutrendo la speranza di riabbracciare Niccolò. Si considera certo che, qualunque forma assuma l’anima dopo la morte, la loro famiglia avrà nuovamente l’opportunità di ricomporsi: “Una certezza ce l’ho. Lo riabbraccerò io, lo riabbraccerà mia moglie. Lo abbracceranno le sorelle Camilla e Carolina, in modo sereno. Ci ritroveremo”.
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