La storia dietro il film di Akinola Davies Jr.
Il regista Akinola Davies Jr. è un nome che sta emergendo nel panorama cinematografico attuale grazie al suo film d’esordio. La sua opera rappresenta un viaggio tra epoche diverse, un tentativo di creare connessioni tra generazioni attraverso una narrazione profonda e significativa. Nella sua recente intervista, Davies ha rivelato che la sua opera prima, “My Father’s Shadow”, è nata da un senso di urgenza: desiderava costruire ponti tra il passato e il presente, permettendo agli spettatori di riflettere sulle proprie radici.
Nel 2020, la direttrice della BBC Film, Eva Yates, ha offerto a Davies l’opportunità di realizzare un lungometraggio. Tuttavia, il regista ha scelto di realizzare un cortometraggio intitolato “Lizard”, un lavoro che gli ha valso il Gran Premio della Giuria al festival di Sundance. Questa vittoria ha dimostrato il talento innato di Davies, che in precedenza aveva collaborato con marchi prestigiosi come Gucci e Louis Vuitton, guadagnandosi una reputazione nell’industria cinematografica e della moda.
La storia di “My Father’s Shadow” si svolge a Lagos, in Nigeria, nel giugno del 1993, durante un periodo di grande tensione politica. Attraverso la vicenda di un padre e dei suoi due figli, il film cattura la vivacità della vita quotidiana nella città, mentre il paese attende i risultati di un’elezione controversa. La sceneggiatura, scritta dal fratello Wale, offre uno spaccato autentico della cultura nigeriana, rendendo il film un’opera parzialmente autobiografica.
Il messaggio del film e il legame con la storia
Davies crede fermamente che la conoscenza del passato sia fondamentale per evitare gli stessi errori nel presente. Secondo lui, ogni generazione ha il compito di imparare dalla storia e di impegnarsi attivamente nella comprensione delle esperienze altrui. Questo messaggio emerge chiaramente nel suo film, il quale non solo intrattiene ma invita anche a una riflessione più profonda sulla condizione umana e sulle sfide che affrontiamo come società. Per Davies, l’impegno degli artisti nel creare dialoghi tra culture diverse è essenziale per promuovere una maggiore comprensione reciproca.
La narrazione di “My Father’s Shadow” non è solo un racconto di eventi storici, ma un invito ad esplorare le dinamiche sociali e culturali che danno forma all’identità nigeriana contemporanea. Il film funziona così da rinforzo alla memoria collettiva e alla consapevolezza storica, elementi cruciali per chi desidera comprendere le sfide attuali che affronta non solo la Nigeria, ma anche molte altre nazioni nel mondo.
La colonna sonora e l’atmosfera di Lagos
La musica riveste un ruolo centrale nel film, contribuendo a costruire l’atmosfera vibrante e complessa di Lagos. Davies ha collaborato con due compositori talentuosi, Duval-Timothy e CJ Mirra, per creare paesaggi sonori che riflettono la vita pulsante della città. Duval-Timothy, con le sue origini miste, ha portato una prospettiva unica nel realizzare le texture sonore, incorporando elementi della vita quotidiana che circondano i personaggi. L’obiettivo era quello di trasmettere sia la bellezza che il lato inquietante della vita urbana nigeriana.
Il sound design è stato progettato per evocare emozioni profonde, creando una melodia allo stesso tempo gioiosa e inquietante. La metafora della frutta marcia, che appare perfetta all’esterno ma è rovinata all’interno, viene utilizzata per descrivere il contrasto presente nella vita di Lagos. Questo approccio sonoro contribuisce a far emergere la complessità della narrazione, rendendo le esperienze dei personaggi ancora più tangibili per lo spettatore.
Le sfide del casting e della direzione dei bambini
Un aspetto particolarmente sfidante della realizzazione di “My Father’s Shadow” è stata la scelta di non attori per interpretare i ruoli principali dei due figli. Davies ha sottolineato l’importanza di garantire che i bambini, Godwin Chiemerie Egbo e Chibuike Marvellous Egbo, potessero esprimersi liberamente, mantenendo viva la loro spontaneità. Collaborando con un team di insegnanti di recitazione, il regista ha dato loro la libertà di essere semplicemente bambini, facendo sentire il loro contributo prezioso e apprezzato.
Davies ha dovuto affrontare la difficoltà di dirigere giovani attori alle prime armi e di farli lavorare insieme a un attore professionista come Sope Dirisu. Per garantire un ambiente positivo, sono state adottate strategie motivazionali e di protezione, affinché i bambini potessero affrontare le sfide della recitazione senza sentirsi sopraffatti dalla situazione. Questo approccio ha permesso di ottenere performance autentiche e emozionanti, rendendo i personaggi credibili e vicini allo spettatore.
Il cibo come elemento narrativo fondamentale
Il cibo occupa una posizione centrale nel racconto, fungendo da espediente narrativo per esplorare l’identità culturale nigeriana. Davies evidenzia che ogni elemento della sua storia, inclusi cibo, musica e abbigliamento, porta con sé significati politici e sociali. Attraverso la rappresentazione dei piatti tipici nigeriani, il film mira a educare il pubblico sulle diversità culinarie, celebrando al contempo le tradizioni del paese.
Il regista sostiene che il cibo è un ambasciatore della cultura da cui proviene una persona, e per questo motivo è essenziale mostrarlo in modo autentico. Rappresentando i sapori e i profumi di Lagos, il film invita gli spettatori a entrare in contatto con una cultura ricca e variegata, facendo riflettere su come il cibo possa connettere le persone e raccontare le storie di intere comunità. In questo modo, il film contribuisce a creare un dialogo culturale che va oltre la semplice visione estetica, permettendo di scoprire valori e tradizioni che meritano riconoscimento e rispetto.
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