Alberto Trentini racconta la detenzione in Venezuela: 423 giorni da pedine nel gioco del regime

La testimonianza di Alberto Trentini sulla detenzione in Venezuela

Alberto Trentini ha recentemente rilasciato un’intervista a Che Tempo Che Fa, condotto da Fabio Fazio, raccontando la sua esperienza drammatica trascorsa in un carcere venezuelano. Questa è la prima volta che parla pubblicamente della sua detenzione dopo essere stato liberato, al termine di un lungo periodo di 423 giorni in una delle prigioni più dure del mondo. Durante il colloquio, Trentini ha descritto le terribili condizioni di vita nel carcere di El Rodeo, situato vicino a Caracas, rivelando di aver compreso di essere diventato un mero strumento per il regime di Nicolás Maduro.

Le circostanze dell’arresto e la prigionia

Il cooperante italiano è stato catturato il 15 novembre 2024 a Guasdualito, una località nei pressi del confine colombiano. Era fermo a un posto di blocco quando gli agenti del controspionaggio militare lo hanno arrestato. Trentini ha immediatamente attirato l’attenzione delle autorità a causa del suo passaporto e, dopo un interrogatorio durato quattro ore, è stato portato via con un taxi, il cui autista è stato anch’esso arrestato, ma liberato solo giorni fa.

Durante l’intervista, Trentini ha ricordato quei momenti: “Mi hanno chiesto di restare lì e, dopo un’ora, si sono presentati gli agenti del controspionaggio. Mi hanno obbligato a consegnare il mio cellulare e mi hanno sottoposto a un lungo interrogatorio.”

Dopo due giorni dall’arresto, è stato trasferito in una casa sicura a Caracas, dove ha subito ulteriori interrogatori, inclusi test con la macchina della verità. La sua prigionia è proseguita in una stanza estremamente opprimente, nota come “vasca”, dove era costretto a rimanere seduto in silenzio per ore. Questa fase iniziale ha messo in evidenza la brutalità del sistema carcerario venezuelano.

Le dure condizioni nel carcere di El Rodeo

Giunto al carcere di El Rodeo, Trentini ha trovato condizioni di detenzione estremamente difficili. Le celle erano anguste, misurando soli due metri per quattro, e dotate di un bagno che fungeva anche da doccia. L’acqua, seppur disponibile solo due volte al giorno, rappresentava una delle minime necessità umane, mentre i cambi di cella avvenivano senza alcuna giustificazione apparente.

Trentini ha raccontato di non avere accesso né a penne né a carta, né tantomeno a un modo per svagarsi. Le poche letture disponibili erano state limitate e gli erano stati sottratti anche gli occhiali da vista. In assenza di attività ricreative, ha sviluppato un ingegno per tenere il conto dei giorni, scrivendo sulla parete con un pezzetto di gesso e riuscendo a giocare a scacchi utilizzando pedine improvvisate fatte di carta igienica e altri materiali.

Le sue descrizioni delle sofferenze psicologiche e fisiche vissute all’interno del carcere mettono in evidenza le gravi violazioni dei diritti umani che molti detenuti affrontano. Durante il suo periodo di incarcerazione, ha temuto non solo per la propria vita, ma anche per la propria dignità e integrità.

La consapevolezza di essere un ostaggio

Una svolta cruciale per Trentini è avvenuta nel gennaio 2025, quando ha realizzato di essere, in effetti, un ostaggio del regime venezuelano. Il direttore del carcere gli ha rivelato che lui e altri detenuti venivano considerati merce di scambio. Questa presa di coscienza ha segnato un momento di grande angoscia, poiché ha compreso che il suo arresto non era stato validato legalmente.

La rivelazione ha portato Trentini a riflettere sulla situazione di altri prigionieri stranieri, scoprendo che numerosi detenuti erano nelle stesse condizioni precarie, senza nemmeno un procedimento giuridico regolare. Questa consapevolezza ha amplificato il suo senso di impotenza e paura, poiché ha capito che le loro vite dipendevano da dinamiche politiche ben più grandi di loro.

In questo contesto, Trentini ha continuato a mantenere la speranza di una possibile liberazione, nonostante le condizioni inumane e la mancanza di notizie sul mondo esterno.

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