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Le emozioni a proposito di quanto accaduto martedì durante la tavola rotonda dal tema "Energie rinnovabili: dalle idee all'azione" continuano. Appena un giorno dopo che una delle più grandi imprese italiane ha cercato di dimostrare al governo bulgaro l’inequivocabile esperienza dell’Italia nella produzione di eco-energia, il gabinetto ha approvato le modifiche finali sulla legge delle energie rinnovabili (VEI). Il termine ultimo per l'acquisto obbligatorio di energie rinnovabili è stato ridotto di cinque anni per il fotovoltaico (da 25 a 20 anni) e tre anni per le centrali eoliche (da 15 a 12 anni). Quindicennali saranno i contratti per l’acquisto obbligatorio di elettricità prodotta da centrali idroelettriche con capacità fino a 10 megawatt.
Con la nuova legge i prezzi per l'acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili saranno determinati di anno in anno. Durante la tavola rotonda il direttore di UniCredit Bulbank, Levon Hampartsumyan, ha detto che le banche hanno la voglia e la capacità di finanziare tali progetti, ma ciò non accadrà fino a quando lo stato non farà il suo lavoro e non stabilirà regole chiare e incentivi per gli investitori. Allo stato attuale, tuttavia, le prospettive di sviluppo in questo settore sono minime. Ciò significa certamente che i piani dell'ENEL per i futuri investimenti nel settore, che sono stati messi in stand by a causa del comportamento incerto del governo, saranno ora congelati. E probabilmente anche molte altre aziende ora avranno dei rimpianti per i loro investimenti fatti.
Dalle parole del ministro Karadjova, durante l'incontro di martedì, è emerso che il governo intende incoraggiare gli investimenti solo nel settore delle biomasse. Secondo lei, la Bulgaria ha già più che attuato i propri impegni, in quanto l’energia prodotta da fonti energetiche rinnovabili utilizzata nel 2010 è stata pari al 15% della totalità. Pertanto, a suo parere, il paese dovrebbe promuovere solo i settori che danno occupazione a più lavoratori e dove si pagano più stipendi.
L'insoddisfazione degli investitori italiani è stata espressa dalle parole dell’Ambasciatore Benazzo, che ha chiesto perché, nonostante la partecipazione confermata, il ministero dell'economia e dell'energia non abbia partecipato con un proprio rappresentante ad una riunione di tale livello.
L’insistenza dell’ambasciatore affinché il governo dia una risposta chiara alle questioni poste dagli ambasciatori europei riguardo al settore dell'energia ha avuto seguito. Le risposte, però, è improbabile che possano soddisfare qualcuno. Le quali. molto probabilmente, daranno l’occasione a questi paesi di perseguire la Bulgaria su ogni punto, quando arriverà per lei il momento di pagare le multe inflitte per il minimo utilizzo di eco-energia.
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