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In modo estremamente coraggioso e insolito, quasi “non professionale” ma molto chiaro e categorico Plamen Dilkov, il direttore esecutivo di PVB Power Bulgaria ha “tirato le orecchie” di alcuni rappresentanti del potere nel paese. Ingegnere ed investitore, uomo ed ecologo: a prima vista interessi incompatibili. Il bulgaro cresciuto in Italia però ha intrecciato questi quattro mondi diversi in una lega omogenea, in una “parabola dell’atterraggio”. Con la semplice e ovvia speranza che questo tessuto fragile fermi l’inerzia del crollo economico-sociale di un ecologia fraintesa.
Il luogo dell’incontro: una tavola rotonda nell’hotel Sheraton. I presenti: politici, investitori in fonti di energia rinnovabili, agricoltori. Nessuno di loro è stato applaudito alla fine del proprio discorso. Soltanto il discorso di Dilkov ha fatto stare in silenzio tutta la sala e esaltare alla fine ed i ministri andarsene imbarazzati.
Di seguito vi proponiamo l’intero discorso di Dilkov:
"Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Ciò che conta non è la caduta, ma l’atterraggio. È la storia di un uomo che cade dal cinquantesimo piano, di ciò che si ripete ad ogni piano per tranquillizzarsi. Il vero sviluppo su scala mondiale delle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, è pianificato dai governi centrali delle super potenze, per gli anni successivi al 2025. Ma il futuro non è d’accordo, si ribella ai complotti mondiali. Dopo il 2025 i grandi monopoli avranno ammortizzato per l’ennesima volta il ciclo di vita degli impianti di estrazione di carburanti fossili, le grandi lobby del nucleare potranno contare su un numero d’impianti sufficiente a giustificare i parametri finanziari con cui i grandi fondi mondiali danno loro credito e riconoscono valore aggiunto alle loro azioni. La caduta fino a qui, è garantita, anzi, si può certificarne il buono stato. Attenzione, ciò che davvero conta è altro, è l’atterraggio. È tutto qui? Davvero è solo un problema di cifre? Di coefficienti, di carte, di prodotti finanziari, di rapporti geopolitici che ormai nessuno si ricorda esattamente perché sono così, ma in moltissimi ne godono i benefici economici, a diritto e senza averne il diritto? Il futuro nostro e dei nostri figli costa questo? Crescita continua della produzione, a cui va garantita una crescita altrettanto continua di consumi, a qualsiasi prezzo, ambientale, culturale, addirittura economico? Come nel 2006, anche oggi rimaniamo convinti che il migliore megawatt prodotto, il più conveniente, sia il negawatt, cioè quello non prodotto. Un paradosso in bocca a chi produce energia per mestiere, ma ne siete davvero sicuri? L’energia non è solo indispensabile, ma è anche un fattore di sicurezza nazionale. Chi ha energia, ha l’indipendenza, può trattare da posizione di forza, ha influenza politica anche sui paesi che lo circondano. Quindi, con equazione matematica, chi produce megawatt produce potere. Vero, ma in un mondo infestato appunto dai prodotti finanziari, dalle provvigioni sulle forniture, dagli scambi politici che non si possono dichiarare, perché ignobili o addirittura vietati dalle convenzioni internazionali, è un po’ difficile razionalmente e coerentemente, sottoscrivere l’equazione. L’equazione rimane vera, ma è inaccettabile per un mondo che si professa democratico. Ancora non ho parlato di cifre, numeri, fatti oggettivi. E questo è atipico per un ingegnere, ma il futuro mi ha preso per le orecchie, e non mi molla da qualche settimana. Mi porta come un automa di fronte allo schermo della televisione o del computer, a cercare le notizie su Fukushima, ad ascoltare l’incredibile contabilità del massacro di un popolo serio, ordinato e addirittura cultore, per carattere e per religione, della natura, come quello giapponese. Non avremmo voluto mai sentire che poteva succedere una seconda Chernobyl. Adesso speriamo con non sia peggio di Chernobyl. Speriamo inoltre che non si rovesci qualche petroliera in mare, che nessuno incendi pozzi di petrolio, e che le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria delle metropoli mondiali non registrino valori micidiali per la nostra salute. Il futuro viene e ci prende per le orecchie, perché lo abbiamo ipotecato. Il futuro è prigioniero e incazzato. Basandoci su un’equazione matematica e qualche carta, forzata e spesso truccata, abbiamo intrapreso un modello di sviluppo industriale che professa il massimo del consumo e non l’ottimizzazione, che postula la crescita infinita invece che quella sostenibile, e non solo dal punto di vista ambientale, ma anche umano. Quale poesia intensa o vibrante potrà scrivere un giapponese sul fiore del ciliegio, oggi che una civiltà millenaria, con un destino atroce, per la seconda volta nello spazio di due generazioni, rischia il genocidio per colpa dell’atomo e della sua fusione? Ricordo a tutti, parliamo di giapponesi, nel mondo della tecnologia e dell’industria di meglio in generale c’è poco, pochissimo. Quanto costa oggi e in futuro la centrale nucleare di Fukushima? Qualcuno ha aggiornato il businnes plan? E l’IRR? Gli ammortamenti? Il costo di riparazione delle opere era previsto nei costi d’investimento? Chi pagherà per i prossimi secoli i processi industriali necessari per far decadere la radioattività di quanto fuoriuscito? Quanto costa veramente oggi un kilowatt prodotto dalla centrale di Fukushima? Qual è il suo tempo di ritorno? A quanto si avrebbe dovuto vendere un kilowatt prodotto da Fukushima? Adesso vorrei parlare delle energie da fonti rinnovabili. Mentre cadiamo, mentre fin qui tutto va bene. Ricordate, l’importante è altro, è l’atterraggio. La natura ha generosamente predisposto riserve di energia in quasi ogni terra del mondo. Sicuramente nell’Europa in cui viviamo, non da meno in Bulgaria. Vorrei tentare, ai connazionali imbevuti dalla retorica nucleare, di ricordare, se me lo permettono, che siamo prima di tutto uno straordinario paese, dalla storia millenaria, e che ha il proprio destino nelle mani, finalmente, dopo che per secoli turchi e dittatori se lo erano preso per loro. All’interno dei nostri confini, senza chiedere permesso a nessuno, senza dipendere da nessuno, possiamo per la prima volta partecipare a sviluppare un modello economico alternativo a quello che ci vogliono imporre i soliti noti. Acqua, vento, sole e vegetali vari sono gli stessi qui come in America o in Germania, in Cina e in Romania. Dappertutto ci viene spiegato che le rinnovabili sono costose, un lusso per i bulgari. Forse sì, le cose in parte stanno così, ma solo perché non esiste un vero dibattito pubblico, non esiste una chiara e consapevole strategia da parte del mondo politico, di tutto il mondo politico. Che non può certo essere così tanto più astuto, preveggente e intelligente dei governi dei paesi che stanno investendo massicciamente sullo sviluppo del proprio potenziale rinnovabile. Prima ancora, anche se non ancora in alternativa esclusiva - come sembra decidere la Germania in queste ore drammatiche - alle altre fonti. Ma prima di tutto investono nella qualità della propria aria, e soprattutto nel futuro dei propri figli, che non debbano conoscere le trasformazioni genetiche dovute alle radiazioni, alla contaminazione perenne delle proprie terre. Poi, penseranno a convincere anche i propri vicini. La Bulgaria ha un potenziale rinnovabile da sfruttare, che va pianificato e condiviso. Certo, a dimensioni adeguate al paese, alle sue infrastrutture ed esigenze. Sappiamo quanta energia servirà tra 20 o 30 anni al nostro sistema? Abbiamo contabilizzato quali sono i potenziali risparmi a seguito di maggiore efficienza degli impianti e delle nostre industrie e abitazioni? Quale sarà il modello economico della Bulgaria nel futuro? Acqua, vento e sole non costano, a differenza di ogni altro combustibile necessario alla generazione di energia. Abbiamo contabilizzato i costi di approvvigionamento dei combustibili, la loro reperibilità sul mercato, la loro sicurezza, il loro smaltimento una volta esausti, gli effetti della loro combustione? Abbiamo valutato e contabilizzato lo sviluppo demografico del nostro paese, le sue peculiarità, esigenze specifiche, necessità di sviluppo in termini di infrastrutture minime, di creazione di ricchezza? Mi riferisco alla potenzialità concreta, per le municipalità, di partecipare direttamente al futuro, a generare energia dalle risorse che la natura ha generosamente messo a disposizione, affinché nessuno venga preso per le orecchie da qui a poco. E se qualcuno pensa, o vuole convincermi, che è talmente difficile da essere impossibile, io ho qualche esempio concreto da mostrare. Prego, si accomodino, sì anche in Bulgaria si può fare. Ho una convinzione ingegneristica: il giorno che si faranno i conti veramente di quanto costa un kilowatt prodotto da rinnovabile e da convenzionale, contabilizzando, come dovrebbe fare un paese serio come il nostro, davvero tutti i fattori, e non solo le parole d’ordine che ci vengono messe in bocca per incompetenza o perché ci conviene, anche le rinnovabili avranno una loro sostenibilità economica dignitosa, magari, come sarebbe giusto, con ritorni dell’investimento calcolati su periodi un po’ più seri e lunghi dei pochi anni a cui le banche speculatrici costringono. Non si capisce veramente il senso o il rischio che spinge i finanziatori istituzionali a prestare i capitali a così breve tempo, quando crei impianti che per decenni possono generare, senza costi di approvvigionamento e smaltimento, utilissima e indipendentissima energia, per di più 100% bulgara. Il futuro ha bussato alla nostra porta nel 1994, quando a Kyoto, guardate un po’ come il destino è fatale, politici e governi illuminati hanno creato le basi per un progresso civile alternativo ed erede alla rivoluzione industriale ottocentesca. Con quanto sta accadendo in Giappone, oggi il futuro ha sfondato le porte e ci prende per le orecchie. Guai a non ascoltare i presagi, a non voler cogliere l’opportunità del cambiamento. Alla base dell’energia nucleare vi è un’equazione matematica. Anche alla base di quella idroelettrica, di quella fotovoltaica e di quella eolica. Stessa scienza, pari dignità. L’atterraggio lo spero in un campo fiorito, pieno di gente sorridente, dai colori sgargianti e dall’aria pulita. Per ora, il futuro mi porta davanti alle macerie e immondizie radioattive di un paese annientato, mi porta di fronte alle coste incatramate di Florida e Golfo del Messico. Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, l’importante non è la caduta, bensì l’atterraggio.
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finalmente una "mente pensante" anche da voi!!!