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Alcune tra le più grandi aziende italiane che operano nel campo delle energie rinnovabili in tutto il mondo, hanno partecipato a una tavola rotonda sul tema "Energia rinnovabile: dalle idee alle azioni", organizzato da Confindustria Bulgaria in collaborazione con l'Istituto Italiano per il Commercio Estero (ICE) di Sofia.
Rappresentanti di Edison Trading, PVB Power Bulgaria, Italgen, Leitwind e UniCredit Bulbank hanno presentato in breve l’esperienza italiana nella produzione di eco energia. "Voglio ricordare una data: il 1987. Questo è l'anno in cui l'Italia tramite un referendum ha scelto di non sviluppare l'energia nucleare e di concentrare i propri sforzi sulla costruzione di un mondo più umano", ha detto Fabrizio Camastra, direttore dell’ICE di Sofia. Ha presentato una breve statistica sulla relazione tra l’energia verde e quella convenzionale. Secondo gli ultimi dati dell’operatore italiano dei servizi elettrici in Italia, la potenza totale derivante da fonti rinnovabili è più di 30 GW. Questo rapido sviluppo ha permesso all'industria di raggiungere un fatturato annuo di oltre 13 miliardi di euro per il 2010 e il numero dei cosiddetti "colletti verdi", cioè i dipendenti che lavorano nel settore, è aumentato di circa 20.000 unità e ha già raggiunto i 120.000 dipendenti.
L'ambasciatore italiano Stefano Benazzo ha detto che l’enorme calo nella quantità degli investimenti esteri in Bulgaria potrebbero essere in parte superata stimolando gli investimenti, in particolare nel campo delle energie rinnovabili. Secondo il Ministro dell'ambiente e delle acque, Nona Karadjova, tuttavia, la Bulgaria ha gia abbondantemente portato a termine il piano nazionale per le energie rinnovabili in misura del 20%. La Karadjova insieme con gli altri rappresentanti governativi del ministero dell'economia e ministero delle politiche agricole, ha lasciato la tavola rotonda senza giustificare le proprie parole. Il presidente dell’associazione fotovoltaica bulgara, Nicola Gazdov, ha dichiarato che questa informazione non è supportata da alcuna statistica, mentre il piano nazionale non è stato proprio approvato da Bruxelles, da poter essere segnalato dalle autorità come criterio. Inoltre, dall'associazione hanno dichiarato, che l'esperienza, non solo in Italia ma in tutta Europa, dimostra che è inaccettabile sostenere che un piano sia straripante, solo perché hanno fatto una serie di applicazioni. Solo il 30% di queste applicazioni di progetti vengono realizzate e allacciate alla rete.
Nel numero di domani ulteriori dettagli.

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