Il progetto per la costruzione dell'oleodotto Burgas-Alexandroupolis, già altamente controverso, ha subito un nuovo stop. Secondo quanto scrive oggi l'agenzia di stampa bulgara Novinite, il ministero dell'Ambiente di Sofia ha rinviato il rapporto d'impatto ambientale al consorzio costruttore per la seconda volta.
Il consorzio Trans-Balkan Pipeline (Tbp), che deve costruire l'oleodotto Russia-Bulgaria-Grecia, ha ora altri due mesi per fornire ulteriori elementi. Già a marzo Tbp aveva avuto due mesi di tempo.
Di fatto, l'oleodotto è congelato dall'arrivo al governo bulgaro del primo ministro di centrodestra Boiko Borisov. Il progetto era stato fortemente sostenuto dal governo socialista di Sergei Stanishev e dal presidente Georgi Parvanov.
Bulgaria, Grecia e Russia avevano raggiunto un accordo nel 2007 per la costruzione di un oleodotto che servisse a portare il greggio russo dell'area del Caspio in Grecia evitando il collo di bottiglia dello stretto del Bosforo. Il tracciato è lungo 260 km. La capacità è di 35 milioni di tonnellate di greggio annue, innalzabili fino a 50 milioni di tonnellate. Il costo stimato è 1,5 miliardi di dollari.
Nel consorzio, la Russia ha una quota del 51 per cento, divisa in parti uguali tra Transneft, Rosneft e Gazpromneft, con una leggera preminenza della prima. La Bulgaria ha una quota del 24,5 per cento, affidata a una "project company" denominatao Oil Pipeline Burgas-Alexandroupoli BG. Il 23,5 per cento è della compagnia greca Thraki e l'1 per cento del governo ellenico.
I residenti di tre località lungo il tracciato - Burgas, Pomorie e Sozopol - hanno votato in referendum locali sull'oleodotto e hanno bocciato il progetto proprio sulla base di preoccupazioni di natura ambientale.
Fonte: (TMNews)
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