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Il primo ministro Boyko Borisov ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di gettare inutili bombe d’informazione. Solo un giorno dopo aver informato la Confederazione dei sindacati indipendenti in Bulgaria (KNSB) di aver obbligato il proprietario del TEZ Brickel di non licenziare i lavoratori delle centrali termoelettriche, mentre sono temporaneamente chiuse, Borisov ha stordito i giornalisti con una informazione ancora più scioccante.
Alla domanda di come sia possibile al premier di una società democratica di richiedere ad un proprietario privato di mantenere i lavoratori in un’azienda che non è in attività, il primo ministro ha risposto: "Molto semplice. Se licenzia i lavoratori, dirò a Dyankov di richiedere quei 29 milioni di leva, che Kovachki (proprietario dello stabilimento, ndr) deve allo stato. Non è chiaro, tuttavia, con quale formula matematica il primo ministro abbia stimato che i salari che i lavoratori avrebbero preso anche nei prossimi 20 anni, costerebbero allo stato 29 milioni di leva.
Ricordiamo che a causa della mancanza di impianti di desolforazione, il TEZ Brikel sarebbe dovuto essere chiuso a settembre 2010. Poiché non c’era nessuna alternativa per il riscaldamento della cittadina di Galabovo all'inizio della stagione invernale e a causa delle proteste da parte dei lavoratori che avrebbero perso il posto di lavoro, il governo ha chiuso solo 4 delle caldaie posticipando la chiusura delle altre a primavera. Poi Kovachki si è impegnato a investire negli impianti per la depurazione di biossido di zolfo, ma alla fine di marzo l’euro commissario Nona Karadjova ha detto che il proprietario dello stabilimento si è costruito "casalinghi" impianti per la depurazione, che non saranno mai riconosciuti dagli standard europei. Così all’inizio di maggio le 2 caldaie del condannato per evasione fiscale, Hristo Kovachki, sono stati chiuse.
Secondo il sindacato la costruzione dell’impianto ecologico durerà circa un mese e mezzo. Questo è il periodo nel quale i lavoratori hanno bisogno di mantenere il loro impiego, perfino di usufruire di ferie non retribuite.
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